lunedì 18 giugno 2018

Centro. Ristorante dove la pasta fresca è di casa


A voi capita di passare in macchina in continuazione vicino ad un qualcosa senza notarlo? A me si. Credo che ad certo punto, facendo sempre il solito tragitto, ci si abitua talmente tanto ai “soliti” paesaggi che scorrono fuori dal finestrino, che l’occhio difficilmente nota i cambiamenti, scivolando distrattamente su ciò che ricorda.
Questo mi è successo in centralissima via Cavour, in quel tratto che collega piazza dell’Esquilino alla stazione Termini, e che faccio da una vita. Non me ne sono accorta che un paio di anni fa è stato aperto un locale, e non lo vedevo fino a quando non sono ci stata invitata a cena. A Centro.



Locale spazioso, luci basse quanto basta per sentirsi a proprio agio. Grande cucina a vista, lungo banco bar, un altro bancone dove cenare e vedere come si lavora la pasta fresca. Già, è un particolare, introdotto da un nuovo chef, Salvatore  Testagrossa, che non passa inosservato.



Una della grandi passioni dello chef Testagrossa è senza dubbio la realizzazione della pasta fatta in casa. Per questo motivo il grande bancone presente all’ingresso è stato adibito a laboratorio a vista; qui Testagrossa quotidianamente impasta fettuccelle, tonnarelli, ravioli e gnocchi. Il suo impasto è fatto con 26 tuorli e 4 uova intere per 1 kg di farina, e risulta molto elastico e giallo.
Dovete sapere un’altra cosa sullo chef: lui è innamorato anche delle cipolle, cerca di lavorarle in tutti i modi e spesso le inserisce nei suoi piatti.

Il menù di Centro è abbastanza  variegato e abbraccia un po’ tutti i gusti. Non è facile piacere a tutti, ma tentare non nuoce, giusto?

Ho assaggiato un po’ di proposte dello chef, e ora vi dico cosa non dovreste perdere.



Un cocktail (rifrescante e piacevole, ma non ricordo come si chiama, ma è con gin e basilico ) e un Tortello “Piccola Italia”, una sorta di benvenuto dello chef, simpatico.


Crostino burrata, cicoria e colatura di alici. Questo è un must have, anzi, must eat!


Magatello di manzo marinato in Barolo con mele verdi, insalatina e parmigiano. Molto fresco e gradevole, è una di quelle portate che aumenterei ad un piatto unico, tipo “insalatona di lusso”, e mangerei quando fa caldo, ma la fame si fa sentire.


Baccalà mantecato all’olio evo con cipolla brasata e cialda di polenta. Buono il baccalà, non sono molto convinta sulla presenza di cipolla (seppur in crema), ma volendo, si può evitare.


Ceviche con salmone e tonno. L’unica portata che ho trovato un po’ fuori luogo, a partire dal fatto che ceviche è fatto dal pesce tagliato a cubetti piuttosto grossi e non a fette. E poi forse c’entra poco con tutto il resto del menù. Comunque sono scelte e opinioni.


Spaghetti al prezzemolo, ricci di mare e polvere di lime. Buoni, ma io, innamorata di ricci, avrei voluto sentirli di più.


Cappello di prete con ricotta di pecora, pomodori confit e asparagi. Delicato, corretto, equilibrato.


Cube Roll argentino con cipolla fondente e patate. La carne è ottima, sia per la cottura sia la qualità. 


Polpo croccante alla plancha su vellutata di piselli, panzanella liquida e fiori di zucca in tempura. Ultimamente trovo dappertutto i tentacoli di polpo, evidentemente vanno molto di moda. Forse inizierei a pensare di dare al polpo un’altra forma.


Predessert: sorbetto di lampone. Freschissimo e gustoso, ci stava a pennello (ma forse anche perché io sono di parte, adoro i lamponi in tutti i modi)


Maritozzetto al Tiramisù. Non mi stanco di ripetere che non amo i dolci (e non li ordino mai), ma se li devo assaggiare (quando si dice #èperlavoro), non mi tiro indietro e assaggio tutto. Molto buono il maritozzo, ben imbevuto di caffè, con una crema davvero ottima.   

La prossima volta che ci passate in via Cavour, fateci caso a Centro, non fate come me!                           

v. Cavour, 61, Roma.
Tel. 06 48913935


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