lunedì 30 aprile 2018

Remise en forme. Vellutata di asparagi, costo zero, calorie pure.



Beh, dopo 4 giorni di Vinitaly e dopo altri 4 giorni in Puglia la remise en forme andava ripetuta. Alcol prima e cibo dopo in quantità industriali sicuramente sono poco salutari e ancor meno dietetici. Perciò, appena tornata a casa, ho deciso di ritornare al mio caro vecchio sistema di alimentazione. Detto fatto. Dopo 2 giorni avevo già perso 2 kg, ed era sufficiente, ma la disintossicazione è un'altra cosa. 
Amo molto le zuppe, le minestre e le vellutate di verdure, specie se sono di asparagi (e siamo in piena stagione) e salmone (amo quel pesce!). Dopo averne preso uno intero (una parte è stata messa in salamoia, altra parte tagliata a filetti e surgelata, altra consumata fresca), mi è rimasta la testa con le lische. Anche questi scarti mi rendono felice: faccio subito il brodo concentrato, spolpo la testa e le lische ed ecco che ho una porzione di salmone lessato. Che ci faccio?


Naturalmente, la vellutata. Ma stavolta a costo quasi zero. E' che avevo un grosso mazzo di asparagi freschissimi, e quando li pulisco, li spezzo, la pare più dura a volte viene buttata, altrimenti la uso per fare il brodo vegetale, per un risotto o un sugo. I gambi erano particolarmente succosi e croccanti, allora li ho tritati quasi completamente.
E qui siamo a due tipi di scarto.
Beh. altri non ce ne sono, ma una patata quanto costa? Pochi centesimi. Ed ecco che nasce la vellutata buonissima per due, senza grassi, ma con tante sostanze nutrienti ottime. Gli asparagi hanno solo 24 kc per 100 g, sono disintossicanti, diuretici, ricchi di fibre e di antiossidanti. Il salmone ha 185 kc per 100 g, è ricco di Omega 3 e di vitamina D. Le patate invece hanno 85 kc per 100 g e sono ricche di potassio e di vitamina C.  Vi sembra abbastanza?


Vellutata di asparagi, patate e salmone a costo 0 (circa  200 kc per porzione)

1 testa e le lische di 1 salmone intero (in alternativa una fetta con la spina dorsale di circa 150 g)
la parte finale dei gambi di circa 400 g di asparagi interi (altrimenti 150 g di asparagi interi)
1 patata (150-200 g)
erbe aromatiche (erba cipollina, aneto)

per il brodo di salmone*:
1 carota
1 cipolla
2 foglie di alloro
gambi di aneto
pepe in grani
sale

- preparare il brodo: mettere la testa e le lische in una pentola, coprire con 1,5 l di acqua fredda, aggiungere carota, cipolla, alloro, aneto pepe e un po' di sale, portare a ebollizione, schiumare 2-3 volte, abbassare la fiamma e cuocere per 45 minuti

- una volta prendo il brodo, filtrarlo; spolpare la testa e le lische e mettere da parte la polpa

- tritare i gambetti di asparagi finemente; tagliare la patata a cubetti piccoli

- portare a ebollizione il brodo in una pentola pulita, aggiungere le verdure e cuocere per 10-15 minuti; poi aggiungere la polpa di salmone e frullare con il minipimer

- versare nei piatti, decorare con le erette tritate e servire

*invece di salmone si possono, ovviamente, usare gli scarti di altri pesci ( io ne ho sempre qualcuno nel freezer). Infatti, la mia prossima zuppa-vellutata sarà a base di fumetto di spigola, anzi, due (e di polpa ne hanno anche loro!)






giovedì 26 aprile 2018

Il mio Vinitaly 2018. Sopravvivere con certezze e scoperte in 10 punti.


Da quando ho iniziato a frequentare il Vinitaly, I’ho sempre definito il Luna Park per gli adulti, naturalmente, quelli che sono amanti di vino, di confusione e di grandi spazi da percorre in minor tempo possibile. Ma non appena varco la soglia dell'ingresso, mi sento in un altro mondo, e sono già felice, e mi diverto da matti.
Anche questa edizione mi ha regalato molte emozioni: incontri a sorpresa, scoperte inattese, giornate passate a correre nel caos e serate rilassanti in buona compagnia. Non sono mancati i dispiaceri: non riuscire a visitare tutti gli stand e ad assaggiare tutti i vini che avrei voluto, i 4 giorni a disposizione sono troppo pochi, purtroppo a penalizzare le cose ci pensano quei classici ritardi che accompagnano ogni evento e presentazione. Ma questo lo si sapeva già. 
Riassumendo, ecco il mio Vinitaly in 10 punti tra 5 straconfermati modi di sopravvivere e 5 scoperte dell'edizione 2018.

Vinitaly 2019 (7-10 aprile), non ti temo!


1. Negli anni precedenti avevo sperimentato di tutto in fatto di alloggi: appartamenti, hotel e addirittura un alloggio dalle suore (si-si, con tanto di orario di rientro), fuori e dentro Verona. Quest’anno ho voluto esagerare e mi sono fermata a Sirmione con l’intenzione di staccare dal caos della fiera e di godere del lago e della pace. Fatto benissimo: la bellezza di Sirmione, del suo lago di cigni e le cene tranquille in ottima sono un vero toccasana dopo la confusione fieristica. Ma… C'è sempre l'altra parte della medaglia: avere da 2 a 4 ore in meno ogni giorno. Il traffico è una cosa seria.


2. “…È nella terza e più grave di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in patticolare Palemmo …è il traffico! Troppe machine! è un traffico tentacolare, vorticoso, che ci impedisce di vivere e ci fa nemici, famigghia contro famigghia, troppe machine!”

Vi ricordate tutti Johnny Stecchino? Ecco, la citazione che si addice perfettamente a Verona nei giorni di Vinitaly. Per esserci alle 9 (e trovare il parcheggio vicino!), bisognerebbe uscire dall’albergo alle 7, svegliandosi alle 6. Considerando la stanchezza della giornata precedente, non è facile. Stavolta, dopo aver perso 3 ore nel traffico, ho deciso: la comodità di dormire a Verona è fondamentale per il buon andamento del viaggio. Comincio già a fare le ricerche per prenotare per Vinitaly 2019. Casa a Verona, niente macchina, ma solo treno. Ne guadagneranno il sonno, la salute e le pubbliche relazioni e l'amicizia.


3. Se i primi due punti in qualche modo posso cambiare io, il terzo è un problema diverso: a volte gli stand della stessa regione che si vogliono visitare, si trovano nei padiglioni differenti, agli opposti della fiera. Non so bene quale sia la ragione, forse le tempistiche delle dichiarazioni delle partecipazioni o altri motivi logistici, ma una mezza soluzione c’è: studiare prima la mappatura molto attentamente di produttori e di stand da visitare, e raggrupparli, facendo un programma, una sorta di scaletta da seguire. Nel caso di lontananza di qualche stand importante, dedicare una mezza giornata per quelli “fuori luogo”. O fare uno sforzo e ignorarli. A volte il tempo è denaro.


4. Iniziare una tipica giornata Vinitaly con una buona colazione è importante per arrivare in piedi alla sera, ma concedersi una mezza giornata di puro piacere è fondamentale. Girare per lavoro, alla scoperta delle novità va bene, ma è stancante, e poi, gli amici? Quindi, niente sensi di colpa, ma un aperitivo (si fa per dire!) con un’amica del cuore, una visita nella cantina preferita, un brindisi con gli altri winelovers in tutta libertà. Anche se l'avventura Vinitaly vissuta per intero con l'amica del cuore in questione, è una certezza.


5. Arrivare in piedi alla sera è importante, ma del benessere delle gambe ne vogliamo parlare? Ore e ore in piedi, a macinare i chilometri tra i padiglioni. Il teletrasporto sarebbe una soluzione vincente, ma per ora dobbiamo prendere i provvedimenti “caserecci”. Tacchi o no, a volte a fine giornata i piedi si gonfiano (e qui è fondamentale seguire la #remiseenforme prima del Vinitaly: meno peso portano, meno si stancano. Ma se non è stato così, una crema anti fatica per i piedi dopo la fiera e un leggero diuretico prima di andare a dormire sono una mano santa. E magari un paio di leggerissime ballerine in borsa, si sa mai.

Ora è il momento delle scoperte. Grazie alle esigenze editoriali, dovevo fare un giro tra il  Verdicchio e la Falanghina. Naturalmente, conoscevo entrambi, ma assaggiando in blocco, prima gli uni e poi gli altri, cercando di includere tutte le denominazioni, ho capito le differenze fondamentali e ho individuato i miei preferiti.


1. Verdicchio. Giusto due parole senza perdermi nei tecnicismi. Le principali zone di coltivazione sono due: quella dei Castelli di Jesi e di Matelica. E anche se più famosa (o diffusa) è la prima, è proprio la seconda che mi ha convinta per le caratteristiche che dona alle uve. Il Verdicchio di Matelica è fresco, al naso si sentono le note salmastre, in bocca è salino e minerale grazie al microclima di un terreno tacchino tra le montagne, laddove una volta c’era un lago salato. La perfetta acidità è merito anche delle notevoli escursioni termiche. Invece il Verdicchio di Castelli di Jesi è elegante ed aromatico, ma lo trovo più piatto e meno emozionante. 


2. Falanghina. E’ un’altra mia scoperta ex-novo. Chi non l’ha mai bevuta durante i pranzi estivi, con un risotto alla pescatora in bianco o con un piatto di spaghetti con le vongole, il simbolo dell’estate stessa? Ho messo a confronto tre tipi di Falangina: del Sannio, Irpinia e Campi Flegrei che, ahimè, non conoscevo, ma proprio con questa ho scoperto un vino nuovo. E ho riconfermato di amare i vini con le caratteristiche del mare. Infatti, in questa Falanghina il salmastro si sente subito al naso, in bocca il vino è sapido, fresco e minerale grazie ai terreni vulcanici. 


3. Prosecco. Mi sono innamorata. Si, ci s’innamora anche di vini. Per molti anni io e mio marito siamo stati (quasi) fedeli consumatori di Mionetto legatura spago come vino della casa, ma ultimamente non mi convinceva più. E poi un colpo al cuore (o al palato?): Ponte Rosso, un neonato Collalto Brut Nature Millesimato.  E’ minerale, strutturato e sapido, mi sa che diventerà il mio nuovo vino della casa.

Ed ora comincio a intravvedere chiaramente il fil rouge del mio rapporto attuale con il vino. Ah, ok, sono due! :-)

Dove c’è il vino, c’è anche il cibo. Impossibile trovarsi a Vinitaly e non imbattersi in qualche chef stellato o un pizzaiolo famoso, specie se sono ospiti degli eventi organizzati dalle cantine amiche. 


4. La mia grande scoperta gastronomicamente parlando è stato l’incontro con Felice Sgarra, (ristorante Umami, 1 stella Michelin). Invitato dalla famiglia Varvaglione, ha preparato un pranzo di tre piatti in abbinamento con i vini della cantina. Questi tre assaggi mi sono bastati per capire che ho voglia di conoscere la sua cucina da vicino. Complice un evento in Puglia, organizzato da Varvaglione, speravo di andare a trovarlo al ristorante. Purtroppo i miei progetti sono andati in fumo: quando arriva la cervicale, è finita. Mal di testa, nausea e dolori al collo mi hanno mandato direttamente a casa senza fare la sosta gourmet ad Andria. Ma mi rifarò.


5. Last but not least. Lo sapevate che il vino può diventare anche un prodotto di bellezza? No, non quello del famoso detto di Madame Pompadour “Lo Champagne è il solo vino che rende una donna bella dopo aver bevuto”, ma i prodotti cosmetici a base di polifenoli d’uva, antiossidanti con eccellenti proprietà protettive in grado di preservare l’aspetto giovanile della pelle e aiutarne il rinnovamento cellulare. Questa è una bellissima novità per le donne amanti del vino, creata dalle Tenute Barzan. Ho provato una crema viso e la sto usando adesso, tra poco vi dirò quanto fa bene!

Riassunto:



1. Dormire a Verona
2. Niente macchina = niente stress
3. Programma/scaletta con orari di appuntamenti 
4. Colazione è il pasto più importante, momenti di piacere sono fondamentali
5. Gambe da coccolare

1. Verdicchio di Matelica
2. Falanghina dei Campi Flegrei
3. Prosecco Collalto Ponte Rosso Brut Nature Millesimato
4. Chef Felice Sgarra (rist. Umami ad Andria, 1 stella Michelin)
5. Crema ai polifenoli di uva Tenute Barzan

mercoledì 11 aprile 2018

Bella stagione, piccoli disturbi, facili soluzioni, gustose ricette.




La bella stagione (se la natura non ci fa qualche altro scherzetto), è arrivata, ed io mi sono trasferita con il Mac nel giardino, che funge da home office, come in questo momento.
Prima di scrivere il post, stavo riflettendo…


A volte, nonostante l’alimentazione piuttosto corretta o, se vogliamo, sana (perché la remise en forme continua a far parte della mia vita fin quando è possibile), mi capita di avere qualche disturbo allo stomaco, specie se esagero … con le verdure! Il caso più eclatante sono i carciofi, visto che adesso è la loro stagione. Ci vado matta, in qualunque modo essi siano preparati, a partire dai classici carciofo alla giudia e carciofo alla romana, passando per carciofi arrostiti, e, in cima alla lista, l’insalata di carciofi crudi, con il Parmigiano o con la bottarga. Il problema è proprio quello che dovrebbe essere il punto forte di carciofo: tanta, tantissima fibra (che fa bene, aiuta a sentirsi sazi più a lungo ecc). Da cotta riesco a digerirla bene, invece da cruda è un problema. Certo, basta far passare il tempo (solitamente fino al giorno dopo) e tutto sparisce, ma a volte bisogna uscire, ed è farlo con la sensazione di un disagio. I metodi casalinghi li conosciamo tutti: il “canarino” (decotto di camomilla, alloro e bucce di limone) o la tisana di semi di finocchio, però quella sera dovevo uscire, e allora mio marito mi ha proposto di provare una bustina di geffer da sciogliere in un po’ di acqua. Per la mia grande sorpresa ha funzionato velocemente: tempo di arrivare a Roma, e stavo bene. Da allora me lo tengo a portata di mano, soprattutto se devo andare fuori e so che mi aspettano le grandi abbuffate (#èperlavoro, sempre!)
Comunque il mio amore per i carciofi non è diminuito. Visto che la stagione sta per finire, compro spesso quelli piccolini, che si vendono a peso e non a pezzi. Sono fantastici sottolio, semplicemente lessati e conditi, ma anche saltati in padella, che fanno da condimento per la pasta o il riso, oppure la vellutata di carciofi, i carciofini stufati insieme ai bocconcini di pollo, la crema di carciofi con aglio e menta per i crostini e, infine, i carciofini sottolio

Certo, cerco di consumare i carciofi con moderazione vista la mia predisposizione alla pancia gonfia, ma non posso farne a meno, cosa che vale per tutte le altre verdure (sic!)


Ma ora ritorniamo nel giardino. Poter lavorare fuori è un grande piacere e privilegio, vogliamo mettere, scrivere e abbronzarsi nello stesso tempo?! Potrei farlo per ore, mi basta avere accanto una bottiglia di acqua fresca e il silenzio intorno.
Ed è talmente bello che mi fa quasi dimenticare dell’intensità e la pericolosità dei raggi solari di questo periodo, il che è sbagliato. La pelle del viso si scotta più facilmente adesso che in estate, ma poi io, con il mio naso “rotto” (è tutto a posto oramai, ma è rimasta una piccola cicatrice che devo assolutamente proteggere) devo usare la protezione piuttosto alta e, possibilmente, naturale, visto che le reazioni allergiche non sono rare. Avevo già accennato ai miei prodotti di bellezza del cuore Naturalis tra cui la protezione solare che mi ha egregiamente accompagnata per tutta l’estate scorsa, ma la cosa bella che ha il profumo che mi fa ricordare l’ultima vacanza alle Canarie con mio marito. Non vedo l’ora di ritornarci!

Non so a voi, ma a me dopo Pasqua rimangono sempre tante uova sode, l’unico modo di utilizzarli è aggiungere alle insalate per ottenere un piatto unico nutriente e leggero. Di solito amo aggiungerci anche le fettine di cetriolo fresco, ma anche gli asparagi hanno il loro perché! Questa insalata è nel perfetto stile #remiseenforme: poche calorie, tanto sapore e il condimento gustoso. In realtà si potrebbe preparare il condimento a base di yogurt magro con le erbe, ma è a vostro piacimento. L’ultima cosa: per rendere l’insalata più nutriente, si può aggiungere una manciata di ceci lessati o 100 g di petto di pollo a cubetti. 


Insalata con uova, ravanelli e asparagi

100 g di valeriana
2 uova sode
4-5 ravanelli
4-5 asparagi crudi
erbe aromatiche (aneto, coriandolo, cipollina verde)
2 cucchiai di olio evo
1 cucchiaio di succo di limone
sale
pepe
1/2 cucchiaino di senape

  • lavare le verdure e tagliare i ravanelli a rondelle, gli asparagi a losanghe sottili
  • tritare le erbe
  • sgusciare le uova e tagliare in quarti
  • preparare il condimento: mettere in una ciotola la senape con sale, pepe e il succo di limone, e mescolare con la forchetta. Infine aggiungere l’olio e sbattere con la forchetta finché la salsa diventerà omogenea
  • adagiare la valeriana sul piatto, aggiungere le verdure, decorare con le uova, cospargere con le erbe e condire

martedì 10 aprile 2018

Uova di spigola, che ci faccio? Spaghetti con la bottarga, e poi?..


Quando a voi capita il pesce con le uova, voi che ci fate?..

Non so voi, ma io adoro queste piccole grandi sorprese dal sapore di mare. "C'era una volta", da noi in Russia si vendevano le uova di pesce pastorizzate nei piccoli barattolini di latta, come se fosse il caviale o le uova più pregiate di salmone. Certe, le uova di merluzzo e simili pregiati non sono, ma credetemi, sono assolutamente fantastiche per alcune preparazioni!
Qui sotto troverete quattro ricette, vediamo se qualcosa potrà tornarvi utile.


Morale della favola: un mese e mezzo fa mi è capitata una grossa spigola, di circa due chili, con le uova. Il pescivendolo ha avuto cura di mettermeli in una busta di plastica a parte, ed io ho pensato di dare loro più chances per fare bella figura sula mia tavola.


Una parte ho utilizzato subito: la metà ho fatto diventare la salsa cremosa per i crostini, e l'altra metà è andata finire nella carbonara di mare.


Crema di uova di pesce per i crostini

1 sacca di uova di spigola, orata o altro pesce (60-80 g circa)
1/2 scalogno e un pezzetto di cipolla rossa
sale
pepe
olio evo
1 goccino di aceto o di succo di limone (facoltativo)

- eliminare la pellicina che contiene le uova, possibilmente eliminare anche il sangue e mettere le uova in una ciotola (c'è chi fa sbollentare le uova per facilitare la pulizia, ma non mi piace la loro consistenza dopo, un po' troppo granulosa)

- tritare finemente la cipolla, aggiungere alle uova, salare, pepare, versare 1 cucchiaio di olio e mescolare

- assaggiare: forse manca l'olio o una punta di acidità (i gusti sono diversi), e allora si procede ad aggiungere limone o aceto.

- grigliate i piccoli crostini di pane e servire con la crema di uova


Carbonara con le uova di spigola

200 g di spaghetti
50 g di guanciale a cubetti
1 manciata di pecorino grattugiato
1 sacca di uova di pesce (80 g circa)
1 cucchiaio di olio evo
sale
pepe

- mettere il guanciale in una padella antiaderente e farlo rosolare lentamente a fuoco basso

- mettere le uova di pesce (senza la sacca, puliti dall'eventuale sangue) in una ciotola, salare, pepare, aggiungere 1 cucchiaio di olio, un po' di pecorino grattugiato e montare con la forchetta

- lessare gli spaghetti nell'abbondante acqua salata, scolare e versare nella ciotola, aggiungere metà di guanciale con un po' di grasso e mescolare bene fino a ricoprire la pasta con la salsa

- impiattare la pasta, aggiungere cubetti di guanciale rimanenti, una spolverata di pecorino e una grattata di pepe nero


Ma il bello viene adesso. La seconda sacca di uova ho deciso di trasformare in bottarga! Così l'ho messa sotto sale grosso e ...

Bottarga di spigola

1 sacca di uova di spigola (di almeno 100 g)
200 g di sale grosso

- coprire il fondo di un contenitore con il sale, adagiare sopra le uova di spigola e ricoprire con il sale

- coprire con la pellicola, adagiare copra un peso (una lattina di legumi) e lasciare nel frigo per una notte

- il giorno dopo pulire le uova di pesce dal sale e asciugarle, avvolgere in un panno asciutto e porre nel frigo, nella parte bassa, per almeno 1 mese (ma anche 1,5-2)

- se il panno si inumidisce troppo, cambiarlo, altrimenti aspettare con pazienza la maturazione

- una volta che la bottarga è diventata tale, affettarla o grattugiarla, a seconda dell'uso desiderato


La mia bottarga è risultata buonissima, anche se un po' salata, così ho preparato un piccolo antipasto, aggiungendo alle fettine di bottarga lo scalogno tritato e qualche cucchiaio di olio. Servito con i crostini di pane, era buonissima ed equilibrata.

E poi la prova del nove: spaghetti con la bottarga. Ricetta?.. Ma si, dai!

Spaghetti con la bottarga (di spigola)

250 g di spaghetti (abbondo per due, ci piace troppo!)
4 cucchiai di olio evo
2 spicchi di aglio
1 peperoncino fresco
bottarga (a piacere)
sale grosso
prezzemolo

- tagliare a fettine l'aglio e il peperoncino, farli andare lentamente nell'olio, si devono appassire; togliere dal fuoco

- grattugiare la bottarga, aggiungerne la metà nell'olio intiepidito, mescolare a lungo con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una sorta di crema

- lessare gli spaghetti al dente, scolare, aggiungere nella padella con la bottarga e mettere sul fuoco lento, mescolando energicamente la pasta con la salsa, usando un cucchiaio di legno e versando qualche cucchiaio di acqua di cottura

- una volta che la pasta è diventa cremosa, toglierla dal fuoco, aggiungere il prezzemolo tritato, mescolare ancora, impiattare e decorare con il resto della bottarga



martedì 3 aprile 2018

Variazioni di agnello. 4 ricette gourmet a meno di 10 €.


Siete convinti che per mangiare bene bisogna spendere tanto? Vi racconto una storia.
Prima di Pasqua, come prima delle altre feste, mi viene voglia di sperimentare e di cucinare qualcosa di diverso. Ricordo che un paio di anni fa ho mangiato una tartare di agnello, e me ne sono innamorata. In fondo, un piatto banale, ma non l'avevo mai fatto a casa. Così ho preso un paio di fette di coscia di agnello (ero dal macellaio, pensierosa riguardo alla cena di quella sera), e poi ho visto sul banco le testine, spaccate a metà. Prese. 3,60 € e 1,17 €.
Le verdure, le erbe e le spezie a casa mia non mancano mai, così ho preso solo una manciata di baccelli di piselli e poi, una volta in cucina, ho creato 4 piccoli piatti, per una perfetta cenetta gourmet a pochissimo prezzo.


Tartare di agnello

120 g di polpa di coscia di agnello
1 piccolo cipollotto
1 rametto di menta
1 asparago
sale
pepe
olio evo

- tritare a coltello la polpa di agnello, condire con sale, pepe e un filo di olio, mescolare

- tritare il cipollotto (1 cucchiaio) e qualche fogliolina di menta; aggiungere alla tartare

- tagliare il gambo di un asparago a nastrini con l'aiuto di un pelapatate, mettere nell'acqua ghiacciata per 5 minuti

- distribuire la tartare in due piccoli coppapasta (o nelle tazzine da caffè) e rigirare sui piattini. 

- decorare con i nastrini di asparago, gralche fiocco di sale e un filo di olio



Kofta kebab di agnello

180-200 g di polpa di coscia di agnello
1-2 cipollotti freschi
erbe aromatiche (prezzemolo, coriandolo, menta, aneto)
spezie (cumino, summak, cannella, pepe)
sale
1/2 cetriolo
1 pomodoro costoluto
succo di limone
olio evo

- tritare a coltello la polpa di agnello; condire con le spezie (a piacere), aggiungere i cipollotti e le erbe tritate, salare, impastare molto bene e e mettere nel frigo

- metere in ammollo 2 stecchini di legno

- tagliare a piccoli cubetti pomodoro e cetriolo, aggiungere le erbette e un po' di cipollotto, sale, pepe, il succo di limone e un filo di olio, mescolare

- formare due "sigari" dal trito di carne e infilare sugli stecchini.

- cuocere il padella con poco olio o sulla griglia per 3-4 minuti circa, girando spesso

- servire i kofta kebab con l'insalatina e un pezzo di focaccia/pane arabo


Ora le due ricette per chi ama il quinto quarto.


Lingua marinata

1 lingua di agnello (prelevata dalla testina)
sale
pepe
olio
salvia

- lessare la lingua per circa 30-40 minuti, finchè non è morbida

- farla raffreddare, togliere la pelle e tagliare a fettine

- marinare con olio, sale, pepe e salvia

Cervello marinato e fritto dorato

cervello di 1 testina di agnello
erbe aromatiche (timo, origano, menta, salvia, finocchietto)
1 cucchiaio di aceto
1 uovo
pangrattato
sale
pepe
1 limone
olio per friggere

- lavare bene il cervello, eliminare le pellicine e il sangue, tagliare in 6

- mettere nella ciotola con aceto, erbe tritate, sale, pepe, scorza di limone grattugiata e marinare per 30 minuti

- passare nel pangrattato, poi nell'uovo e poi di nuovo nel pangrattato; friggere nell'olio caldo per 2-3 minuti, finche la panatura sarà dorata

- asciugare sulla carta assorbente e servire caldo


Per non buttare niente, utilizzo anche gli scarti!


Brodo concentrato di agnello (per le salse o i sughi)

1 testina di agnello spaccata a metà
ritagli della coscia
1 cipolla (spaccata a meta)
2 carote
1 costa di sedano
1 foglia d'alloro
1 rametto di rosmarino
1 rametti di timo
sale
pepe in grani
1 filo di olio

- mettere l'olio sul fondo della pentola e riscaldarlo, adagiare la testina, i ritagli, la cipolla, le carote e il sedano e far bruciare un po'

- versare 1 l di acqua bollente, le erbe e cuocere a fuoco molto basso per 2 ore, salare


Ma con tutti quei piatti di carne di voleva qualcosa di verdure, e allora ho pensato ad una bella vignarola, anche se un po' rivisitata.

Vignarola rivisitata

1-2 cipollotti freschi
2-3 piccoli carciofini (quelli di fine stagione)
1 manciata di baccelli di piselli
5-6 asparagi
menta
olio evo
sale
pepe

- tagliare i cipollotti in quarti, sgranare i baccelli, alcuni tagliare  a metà, gli asparagi a losanghe e i carciofini in quarti

- scaldare l'olio in una padella antiaderente e bruciacchiare i cipollotti. Aggiungere i carciofini e farli saltare, poi aggiungere le altre verdure, salare, versare 2-3 cucchiai di acqua calda e coprire la padella

- cuocere per 4-5 minuti, salare, aggiungere le foglioline di menta

- le verdure devono restare croccanti, cotte al dente


Ora manca solo una bottiglia di vino e ... buon appetito!