mercoledì 23 dicembre 2015

Torta al testo umbra, la mia prima volta.



Non l'avevo mai fatta, sia chiaro. E non so se l'ho mai mangiata, almeno non me lo ricordo. Poi ad un certo punto mi viene voglia di provarla, che faccio? Mi metto in macchina e vado in Umbria? No, viaggio già parecchio a prescindere dalle mie voglie. La soluzione è una sola: farla a casa. La ricetta, pare, sia semplicissima: pochi ingredienti, quelli essenziali quali acqua e farina, il problema è la cottura. Ci vuole un "testo", una sorta di piastra-padella in ghisa. Bene! Non sarà il testo originale, ma ho la mia vecchia padella in ghisa che mi ha regalato la mia mamma tanti anni fa, che mi serve proprio per queste cotture "a secco" (pani indiani per esempio) o per i bliny (che vengono perfetti!)
Insomma, la cena risolta in pochi minuti. Amo queste soluzioni facili e veloci!


Torta al testo umbra

500 g di farina
250-300 g di acqua
una presa di sale
1 cucchiaino di bicarbonato

Impastare tutti gli ingredienti su una spianatoia o in una grossa ciotola (non importa dove, importante è essere comodi).

Ottenere un impasto consistente ma morbido (la quantità di acqua può variare a seconda della farina) e formare una palla.

Coprirla con un canovaccio e lasciare riposare 10-20 minuti (non è indispensabile, ma è meglio, perché sarà più facile stendere l'impasto).

Dividere la palla in 3-4 parti e stendere in cerchi alti 7-8 mm, di diametro del testo/padella.

Riscaldare la padella sul fuoco e cuocere i dischi di pasta 2-3 minuti per lato a fiamma moderata.

Spaccare a metà finché è caldo e servire con i salumi, formaggi, erbe del campo saltate in padella o altro a piacere. 

Nel mio caso avevo le cime di rapa ripassate e la pancetta tagliata a fettine.


martedì 1 dicembre 2015

Andrea Ribaldone firma i menù di JSH


Lo so, lo so, è più di un mese che non pubblico, ma sapeste che sta succedendo!

La nostra Bee-Connection sta affrontando tanti cambiamenti, oltre tanti lavori, tra un po' non saprò più come mi chiamo! Comunque, ogni tanto riesco ancora a respirare e a frequentare eventi, pochi ma ben selezionati!

La scorsa settimana sono andata al cocktail di presentazione del progetto ‘local advisor’, Al Radisson Blu di Roma, che consiste nell’introduzione di una nuova figura professionale altamente qualificata già presente nei resort del gruppo, capace di condurre alla scoperta del territorio e delle sue ricchezze in modo originale e personalizzato. Progetto interessante e innovativo.
Dopo la presentazione è arrivata la parte godereccia: una cena degustazione presso il ristorante ‘ Sette’, al 7° piano dell’hotel, con guest chef Andre Ribaldone, quest’anno tra i protagonisti di Expo, che ha firmato l’innovativo  modello di ristorazione e il food concept delle strutture JSH.




Sono riuscita a chiacchierare con Andrea per capire in che modo è riuscito a coordinare le cucine di tutti i 16 hotel della catena, fortunatamente, tutti in Italia. In due parole, sapete qual'è il sistema geniale c'è dietro? Durante il training (o lo vogliamo chiamare il ritiro?) con tutti gli chef a capo dei ristoranti in questione, si elabora il menù base, ma poi arriva il bello: ognuno di loro interpreta i piatti del menù a seconda della regione e della stagione. Così, per esempio, il brasato viene fatto al Barolo in Piemonte, al Chianti in Toscana o al Nero d'Avola in Sicilia. Bello, no?
Certo, comunque non è facile coordinare le brigate di tutte e 16 cucine, ma Andrea porta avanti questa sfida da 2 anni e sta ottenendo degli ottimi risultati, senza dimenticare il suo ristorante ad Alessandria, in Piemonte, "I due buoi".
Non conosco i menù degli altri hotel, almeno non ancora, ma quella sera ho assaggiato la cucina del ristorante Sette, e devo dire, sono rimasta molto entusiasta! 
Confesso che uno dei piattirifarò a casa, molto presto. Indovinate quale! :-)


Il Sauvignon e il Pinot Grigio di Livio Felluga  si sposa perfettamente con i piatti del menù.


Finto pomodoro. Un delizioso involucro con la polpa di pomodoro, ripieno di tonno.


Suma di cavolfiore e noci di mare.



Con l'aggiunta del fumetto caldo, diventa tutta un'altra storia! Fantastiche le ostriche crude!


Riso mantecato alle cime di rapa e calamaretti spillo. Forse il piatto che mi ha fatto innamorare dell'arte di Andrea Ribaldone.


Gnocchetti romani con scampi e tartufo. Inedita versione di gnocchi romani arrostiti in padella.


Pescato con gastric di capperi e spinaci cinesi, ovvero, bok choi. Simfonia di consistenze e di sapori.


Zuppetta di ceci, finocchio e mandarino. E' qui che si vede il genio dello chef: chi avrebbe mai detto che questa zuppetta fosse un predessert?


Foresta Nera. Il dessert poco dolce, così come piace a me (e allo chef!) Gelato di lamponi e cioccolato, combinazione perfetta!


Andrea Ribaldone e la sua brigata in cucina del ristorante Sette del Radisson Blu Es Hotel.

lunedì 19 ottobre 2015

Biscotti con fiocchi di avena e frutti rossi


Amo le domeniche passate a casa. Non significa che non faccio niente, stacco il telefono e non ci penso al lavoro, al contrario: porto avanti gli arretrati di ogni genere, pianifico, organizzo. Ovviamente, tutto con calma, senza fretta, intervallato con "lavori" in casa, una chiacchierata, un film. In queste giornate, soprattutto piovose, verso il pomeriggio mi prende la voglia di preparare qualcosa di dolce perché è l'unico profumo che mi fa sentire di essere davvero a casa (e non il soffritto, non il sugo o l'arrosto). E allora vado ad ispezionare il ripostiglio se ho qualche ingrediente "segreto" nascosto, a sfogliare i libri di cucina a caso, a fare un viaggio nel tempo della memoria.
I biscotti di avena li mangiavo da piccola, si vendevano in ogni panetteria. I più buoni contenevano anche l'uvetta, ma pure i semplici erano buonissimi. Poi ho imparato a farli. E oggi ho provato la versione diversa, con i frutti di bosco e lo zucchero di canna. 
E' il comfort food, davvero.

Biscotti con fiocchi di avena e frutti rossi

100 g di burro
100 g di farina
1 tazza di zucchero di canna
1 uovo
1/2 tazza di fiocchi di avena
1 tazza di frutti rossi sciroppati (scolati)
1 presa di sale

- montare il burro tagliato a cubetti con lo zucchero e una presa di sale, poi aggiungere l'uovo

- aggiungere la farina e i fiocchi di avena e emscolare con un cucchiaio

- infine aggiungere i frutti rossi, mescolare accuratamente

- rivestire una teglia con la carta da forno e distribuire l'impasto a cucchiaiate (20 circa)

- infornare a 190° per 20 minuti

- far raffreddare sulla griglia

Sono ottimi con il latte freddo!



venerdì 16 ottobre 2015

Gelato di olio, uno sfizio da provare


A chi non è capitato entrare in un ristorante (di solito francese), e, all'inizio del pasto, vedersi servire del pane fresco e magari anche caldo con una ciotolina di buon burro della Normandia da spalmare? Confesso, io andrei avanti così per tutto il pasto, aggiungendo giusto una bottiglia di vino (non le bollicine però!)
La versione mediterranea di questo sfizio non poteva che essere un buon olio di oliva Zucchi.com trasformato. Infatti, mi è capitato di assaggiare l'emulsione di olio che era una sorta di maionese ma senza uovo, poi è venuto fuori il discorso gelato.

Fino a qualche mese fa il gelato di olio era per me uno dei traguardi da raggiungere e da superare. Sembrava però irraggiungibile e inavvicinabile, soprattutto quando un grande chef in ristorante stellato (ma si, diciamolo, questo accade a Metamorfosi di Roy Caceres) lo serviva con estrema semplicità e disinvoltura. Così alla fine mi sono decisa e ho iniziato a studiare e a fare la ricerca.

Innanzitutto, ricette del genere non esistono nel web (si, c'ho provato!), o comunque io non sono riuscita a trovarli. Poi mi sono imbattuta nel blog di Dario Bressanini dove lui spiegava come ottenere olio da spalmare, creando un'emulsione. A questo punto sono partita da lì, ma volevo ottenere il gelato. Per farla breve, ce l'ho fatta, a creare il gelato di olio. Non so come lo fa Roy, ma io vi lascio la ricetta del mio, buonissimo!

Gelato di olio

160 g di olio extravergine di oliva
40 g di acqua
1 cucchiaino di glucosio
una presa di sale

- sciogliere il glucosio nell'acqua calda, farli raffreddare

- versare l'olio e l'acqua con glucosio in un bicchiere, aggiungere il sale e frullare il tutto con il frullatore ad immersione

- quando si è formata l'emulsione, trasferirla in un contenitore di plastica e mettere nel freezer per 1 ora, poi procedere come nel caso del gelato o del sorbetto (cioè, montare il gelato con la frusta o con lo sbattitore)

- quando avrà raggiunto la consistenza giusta (gelato morbido), è pronto per essere servito sul pane fresco o anche sulla pasta! 



lunedì 12 ottobre 2015

Torta morbida con panna acida, gocce di cioccolato e cachi



Rainy day. Perfect day.
Adoro le giornate piovose quando non devo uscire, non devo correre da nessuna parte, e posso godere la casa  in santa pace senza cercare le scuse per farlo. Ogni tanto mi faccio anche prendere dalla voglia di sfornare un dolce, per provare una ricetta intravvista da qualche parte o semplicemente inventata, ma anche per regalare alla casa quel profumo che fa ti sentire veramente a Casa, soprattutto se fuori diluvia.

Tranne la mia adorata Pavlova che faccio con i cachi morbidi più o meno da una vita, non ho mai fatto i dolci con questo frutto, così ho pensato di adattare una delle  ricette che mi piacciono di più perché versatili, ai cachi. Detto fatto.
Il risultato mi è piaciuto, anche se servivano le piccole migliorie  (prendere un po' più di zucchero e un po' più di cioccolato). Comunque la ricetta è completa, e, a mio avviso, merita di essere provata.



 Torta morbida con panna acida, gocce di cioccolato e cachi

180 g di farina
250 g di panna acida
3 uova
140 + 10 g di zucchero di canna
1 pizzico di sale
1 cucchiaino di polvere lievitante
50 g di gocce di cioccolato fondente
3-4 cachi vaniglia maturi ma sodi

- battere le uova con 140 g di zucchero e il sale, aggiungere la panna acida e battere ancora

- aggiungere la farina setacciata insieme alla polvere lievitante, mescolare

- aggiungere le gocce di cioccolato

- ungere una teglia quadrata 24x24 cm circa e versare l'impasto

- tagliare i cachi a fettine di 1 cm circa, togliere i semi e adagiare sopra l'impasto

- cospargere con lo zucchero rimasto e infornare a 180° per 35-40 minuti

- fare la prova con uno stuzzicadenti, sfornare e lasciare intiepidire

- tagliare a quadretti


martedì 6 ottobre 2015

Focaccia con grano arso



Ecco, io sono la solita: se non ho una cosa, me la invento.
Normalmente tocca al pane, così è andata anche stavolta. 
Non avevo pane (che novità!), aspettavo un'amica a cena (che alla fine non è venuta e l'ha perso).
Non mi andava di uscire (il supermercato si trova a 500 m da casa).
Ho deciso di fare il pane (avevo la farina di grano arso nel frigo, da un pò).
Detto fatto.
La ricetta.

Focaccia con grano arso

Quando mi hanno regalato la farina di grano arso, mi avevano avvertita di non metterne troppo, poteva risultare sgradevole. Non ci credevo più di tanto, ma di recente in Puglia avevo assaggiato i tartallucci di grano arso, nerissimi, ed erano amari. Così sono andata cauta, e ho fatto bene.

300 g di farina di semola
50 g di farina di grano arso
250 ml di acqua frizzante
4 g di lievito di birra disidratato
1 cucchiaino di sale

olio per ungere la teglia
sale grosso
origano


- mettere entrambe le farine con il lievito  nella ciotola del KA ( o altra planetaria) e mescolare a secco

- aggiungere l'acqua tiepida, con la planetaria in movimento, aggiungere il sale e lasciare ad impastare per 10 minuti

- coprire la ciotola con la pellicola e lasciare lievitare per 1,5 ore circa

- ungere la teglia con olio, stendere l'impasto con le mani, coprire con il canovaccio e lasciare per altri 15-20 minuti

- cospargere con il sale grosso e con l'origano

- infornare a 220° per 20 minuti; tirare fuori, spennellare con l'olio e coprire copn un canovaccio, lasciare per qualche minuto

A noi è piaciuta. Però vorrei aumentare le dosi della farina di grano arso,magari ne userò 1:4 la prossima volta.

 

giovedì 1 ottobre 2015

Brownies al caffé


Meno male NON sono golosa!
Sapete che non mangio i dolci e non amo il cioccolato, vero? E allora come mai questi brownies? Semplice, perché c'è il caffé! Ma anche per fare qualcosa di energetico e coccoloso per le merende universitarie di mia figlia. Giuro, ho assaggiato solo un boccone, ma sono rimasta pienamente soddisfatta dalla ricetta che ho preso in versione classica e ho stravolto per inserirvi del caffé (che faccio con la mia adorata Rossa!)
Proviamo?

Brownies al caffé

75 g di cacao amaro
200 g di zucchero di canna
100 g di burro
2 uova
60 g di farina
50 ml di caffé freddo Chicco Arabica
25 ml di liquore al caffé
una presa di sale

- sciogliere il burro (io lo faccio nel microonde), aggiungere zucchero di canna (uso quello di Zeffiro, si scioglie in un attimo!), il cacao e il sale, mescolare bene

- unire le uova, una alla volta, mescolando il composto con un cucchiaio (ma perché di legno? Anche il silicone va più che bene ed è più igienico)

- aggiungere il caffé e il liquore

- infine aggiungere la farina e mescolare vigorosamente

- ungere una teglia quadrata (20x20) e versare il composto

- infornare a 170° per 25-30 minuti, controllare la cottura con uno stuzzicadenti (deve restare leggermente sporco)

- raffreddare un pò il dolce, togliere sdallo stampo e tagliare in quadratini

- mangiare con una tazzina di caffé!


mercoledì 9 settembre 2015

Il mio EXPO



Posso pubblicare, finalmente, anch'io la foto dell'albero della vita? :-) Quest'anno l'hanno fatto praticamente tutti (beh, almeno tutti quelli che sono già stati all'EXPO). Ora che ci sono andata anch'io (beh, era ora!), ce l'ho, peccato di averlo visto solo di giorno, ma di sera avevo altro da fare!




Cosa vi devo dire? L'EXPO ha molte sfaccettature, non si può dire solo bello o brutto. Sicuramente è organizzato bene, tutto molto pulito, anche i bagni (tanti!), le indicazioni sono chiare e semplici. Prima di aver scoperto le casette dell'acqua, ero rimasta male a pagare una bottiglietta da 0,5 l a 1,50 euro (una mi basta per 2-3 ore). Poi -  miracolo, i chioschi qua e là con l'acqua liscia e gassata!
Certamente, i padiglioni più interessanti, belli e particolari avevano le file lunghe. Io non le ho fatte, anche perché con soli 2 giorni a disposizione non potevo permettermi di perdere ore in coda, volevo vedere il più possibile, assorbire al massimo l'atmosfera, sapori e profumi di questo giro del mondo, unico nel suo genere.


 Dovevo assaggiare qualcosa, e anche se non sono andata alla ricerca di cibi particolarmente esotici (come croccoburger o zebraburger di uno dei padilioni africani), non mi sono buttata nemmeno su pizza e pasta (come invece hanno fatto molti italiani. Ma, dico, una pizzeria sotto casa non vi basta?..) Quindi una tajine marocchina di agnello e verdure (buonissima, saporita, speziata)


 E il giorno dopo, un bel spuntino di fronte al padiglione di Israele: falafel, hummus e un bicchiere di vino rosso, non ricordo il produttore (anzi, non lo conosco), ma era Pinotage, buono.


 Anche se sul mio cammino ci sono stati padiglioni di cui il senso ignoro (vuoti, insignificanti, senza un messaggio), in quello russo mi sono rifatta gli occhi e i sensi. Orgogliosa di essere russa, io.


A noi piace avere le mascotte pèer le occasioni importanti, e allora via all'orsacchiotto Mishka, carino e tenero.


L'alambicco è impressionante, avrei voluto assistere a qualche dimostrazione o show, ma il tempo non me l'aveva permesso.


 Sono stata invitata ad assere alla premiazione di alcuni dei campioni italiani nell'ambito del progetto "Fruitness, Enjoy it!", che si dedica alla promozione del consumo di frutta e di verdura in Italia e in Europa. Amo la frutta, non riesco a vivere senza la verdura, potevo mancare a questi appuntamenti? Ero curiosa di sentire cosa avevano da dire gli atleti, non solo gli organizzatori, ma anche conoscere di persona chi se n'è occupato.


Qui è in corso la premiazione di Marco Bonitta, allenatore Nazionale Femminile Pallavolo


 E qui invece Ivan Gianesini, campione Rugby.






Mister Fruitness in persona, pare che assomiglio tale quale al personaggio inventato e disegnato!
Comunque, pare che il consumo di frutta sia di nuovo in aumento, che significa aumento del benessere psicofisico e della crescita dell'economia dell'Italia (visto che il nostro paese è uno dei maggiorni produttori ed esportatori di frutta)


 Un altro appuntamento bello e assolutamente inatteso si è verificato alla fine della seconda giornata. Ricevo un messaggino di Valentina Macciotta che mi aveva "intercettata" all'EXPO e mi ha invitata a visitare il padiglione dell'Unione Europea.
Il selfie di rito?! Si!!!


 Durante la visita i ragazzi volontari ci hanno raccontato di un curioso progetto sul coltivare insieme il futuro per un mondo migliore, rappresentato da Sylvia ed Alex, una ricercatrice ed un agronomo. Poi abbiamo visto un filmino, diciamo, un cartone animato 3D (o 4D visto che gli effetti speciali ce li siamo sentiti tutti addosso davvero (vento, pioggia, temporale ecc)


Certo, in questi 2 giorni ho fatto e ho visto molto altro, ma ancora di più ho dovuto lasciare lì. NOn sono riuescita a vedere il padiglione del Giappone (con 3-4 ore di attesa non me lo potevo permettere), Kazakhstan, Azerbaijan, Emirati Arabi ecc. Ma per tutto ciò, anche senza file, avrei impiegato altri 2-3 giorni.
Comunque sono contenta lo stesso, molto contenta di aver annusato, toccato e visto molte realtà diverse.

domenica 30 agosto 2015

7 anni di Rossa di sera si festeggia in ... rosso!



 Corri-corri, e può capitare che dimentichi cose importanti, come i primi 7 anni di Rossa di sera!
Non è una cifra tonda, ma è sempre un traguardo, anche perché la Rossa che conoscete, è nata e cresciuta  insieme al blog.


Non mi perderò nelle chiacchiere nè nei sentimentalismi, non ho molto tempo ne voglia di chiacchierare, vi lascerò solo una ricetta, ovviamente, in rosso, per festeggiare, ma soprattutto mangiare bene, con gusto e con passione. I frutti rossi che vedete nella foto, sono i mirtilli rossi che ho raccolto la scorsa settimana nei boschi vicino a Madonna di Campiglio, dopo le Albe in malga, e me li sono portati a casa. Confesso di aver raccolto anche qualche fungo, russule (beh, rossi anche essi!), e, conoscendoli bene, li ho usati per cucinare in tutta tranquillità.
Volevo un piatto semplice, selvaggio, naturale e succulento, con un tocco di rosso e i sapori freschi. E' venuto fuori questo pollo. Buono o no, decidete voi. Io me lo sono mangiata con gusto (e co le mani).


Pollo in rosso

1/2 pollo ruspante
1 manciata di mirtilli rossi (o di confettura di mirtilli rossi che si trova, credo, a IKEA)
1 cucchiaio di zucchero
2 funghi russule (ma anche un porcino o una manciata di finferli)
1 spicchio di aglio
2 cucchiai di olio
1 bicchiere di vino bianco (o brodo vegetale o acqua bollente)
1pezzetto di zenzero 
poco peperoncino
sale

- scaldare l'olio insieme all'aglio schiacciato (in camicia), peperoncino e lo zenzero, tagliato a rondelline (3-4)

- aggiungere il pollo a pezzi e rosolarlo

- nel frattempo preparare una confettura veloce: mettere in un pentolino i frutti rossi, aggiungere lo zucchero, 1 cucchiaio di acqua e cuocere per 5-6 minuti

- sfumare il pollo con il vino (o aggiungere acqua o brodo) , abbassare la fiamma e cuocere, coperto, per 20-25 minuti

- lavare i funghi e tagliarli a pezzi, aggiungere al pollo. Aggiungere anche i mirtilli cotti, una presa di sale e continuare la cottura per altri 10-15 minuti (controllare il pollo con una forchetta)

- infine, se serve,  aggiustare di sale e servire con la salsa di cottura e, magari, il puré di patate


giovedì 27 agosto 2015

Fermano Experience, fermi tutti!




Se dico "Fermo", voi a cosa pensate? Ad un verbo? Ad un'azione? Altro?..

Tutto sbagliato, perché nel nostro caso si tratta di un capoluogo della provincia omonima nelle Marche centro-meridionali. Ma Fermo tanto fermo non è, visto che è sempre in movimento, soprattutto avendo ideato e messo in moto il progetto presentato all'EXPO di Milano, "Fermano Experience". La particolarità di questo progetto, volto alla promozione del territorio dei comuni del Gal Fermano fuori dai soliti itinerari, è l'attenzione all'accessibilità per i disabili, l'accoglienza e la mobilità, Fermano Friendly, Il Fermano per Tutti.



Sono stata fortunata di partecipare alla "puntata zero", se la vogliamo chiamare così, del progetto, affiancata da Ugo Pazzi, presidente Slow Food Marche. Amo fare qualcosa di nuovo, di insolito, di ignoto, e il fatto di aver condiviso e testato una novità, mi riempie di gioia e di entusiasmo. 



Fermano Experience mi ha permesso di scoprire una parte dell'entroterra praticamente sconosiuto, con le proprie tradizioni culturali ed enogastronomiche. Ho fatto colazione con la giardiniera insolita, le marmellate particolari e le bevande dimenticate, ho visto come si preparano i maccheroncini di Campofilone (e non sono maccheroncini che pensate voi!), e li ho anche mangiati. Ho assaggiato il vino cotto che ha nulla a che vedere con il vincotto che conosciamo tutti, e ho fatto una passeggiata in un piccolo vigneto, scoprendo, strada facendo, come crescono i ceci (sfido chiunque a riconoscerli!) e l'utilizzo del finocchietto selvatico, con una degustazione finale tra gli ulivi. 

Ma forse è meglio vedere una volta che sentire cento volte, in fondo, cosa sono 2,5 ore di macchina da Roma a Fermo? E per farvi venire voglia di passare un weekend diversamente bello, passo alle immagini.





La prima tappa della mia Fermano Experience è iniziata con la colazione presso l'agriturismo "La Meridiana", dove la signora Marilù prepara le deliziose marmellate e conserve. Avete mai assaggiato la confettura di zucchine o di pomodori verdi? E la giardiniera, fatta con tante olive del proprio giardino, condita con il proprio olio? Conoscete la rinfrescante bevanda a base di sambuco o il decotto di prugne fresche? Se almeno una delle risposte è NO, dovete assolutamente andarci, parola di una foodblogger golosa.



La tappa successiva mi ha portata a Campofilone, famoso per i suoi maccheroncini, nell'azienda  Maroni & Marilungo. Ah, non sapete cosa sono i maccheroncini di Campofilone? Non è la pasta che pensate, è una sorta di capelli d'angelo, lunghi e sottili. Il nome deriva semplicemente dal termine "maccheroni" che si usava una volta per definire tutti i tipi di pasta, ma essendo la pasta molto fine, è diventata "maccheroncini". Dopo aver ammirato la maestria della signora Ivana che prepara ogni giorno 10-12 kg di maccheroncini fatti a mano (e vi assicuro, è un duro lavoro!) in un piccolo laboratorio artigianale, e dopo aver visitato l'azienda stessa, mi è venuta talmente tanta fame, che non vedevo l'ora di andare ad mangiare un piatto di maccheroncini.



Finalmente è l'ora di pranzo, e siamo approdati in un delizioso agriturismo "Vecchia Monta".  Paesaggi infiniti, una grande terrazza con i tavoli apparecchiati, accoglienza calorosa, potevo desiderare il meglio? Saltati gli antipasti, siamo passati direttamente ai maccheroncini al sugo tradizionale, il ragù, e qui non dico più niente, vedete voi. Inutile aggiungere che i bis sono andati a ruba.


Ma ecco che il pranzo è finito, e ci siamo rimessi in strada per raggiungere Lapedona, dove si trova la cantina con il vino cotto. Non è quello che pensate, di nuovo. Non è il vin cotto, non è il condimento. Il vino cotto è una bevanda che si produceva nel Piceno da secoli, partendo dalla cottura del mosto delle uve autoctone. Il volume del mosto iniziale si doveva ridurre di un terzo, poi il liquido ottenuto veniva messo in botti di legno per fermentare e poi invecchiare, lentamente, senza il rischio di diventare aceto. E' un po' simile ad un vino da dessert, ma non  così dolce, e berne tanto non è facile, anche se gustarlo con un biscottino o robe simili sarebbe il massimo.


Per non farci mancare nulla, la cantina si trova in uno spazio bellissimo ed antico, in uno dei locali  sotto una chiesa, attualmente in fase di restauro.






Dopo il vino cotto, ci voleva del vino "vero", e ci siamo diretti verso la cantina Le Senate. Cantina piccola e giovane, anzi, giovanissima, considerate che la prima annata di uno dei due vini in produzione è 2012! Ma le vigne, come ben sapete, sono sempre affascinanti, e allora una passeggiata tra i grappoli in maturazione, per celebrare la fine della giornata, ci stava tutta.
Vedete la foto sopra? Sapete cosa sono queste piante? I ceci. Non so voi, ma io non sapevo che aspetto avessero allo "stato brado", conosco il legume da secco nelle buste o nelle lattine, già cotto. E' davvero emozionante, almeno per me, scoprire come crescono piante, frutti, verdure che conosciamo tutti in cucina, ma non in natura.


Dopo la degustazione il giro "ufficiale" era finito, ma il mio è proseguito oltre: un bel bagno in piscina, una cena tra amici, la notte in campagna, quando cadevano le stelle ed io non facevo in tempo a seguirli con lo sguardo e nemmeno con il pensiero. Il gallo che si è messo a cantare alle 4 del mattino, rompendo prepotentemente il silenzio... Ma tutto questo è un'altra storia, che ognuno si può costruire su misura.
Io vi consiglio di andare a fare un giro a Fermano, magari dando un'occhiata anche al sito Fermano Friendly: ci sono parecchie cose interessanti e utili. D'accordo? Così poi mi raccontate. :-)