lunedì 25 giugno 2018

Molto Ristorante. Girarrosto e altri piaceri della vita


Vi piace il pollo allo spiedo? No-no, prima di storcere il naso, pensando alle rosticcerie da quattro soldi, rispondete sinceramente. Se si, e sono sicura che non poteva essere diversamente, la Rossa ha un posticino giusto per voi. 



Si chiama Molto, e si trova in viale Parioli, in bella vista, ma in realtà ben nascosto dagli occhi dei passanti per caso. Erano anni che ci passavo quasi accanto, e non ho mai  notato quel ristorante! Comunque un po’ di privacy non guasta mai, siete d’accordo?


Ad ogni modo, attraverso un piccolo ingresso, e mi ritrovo in un bel déhors, spazioso e arioso. Oltre tanti tavoli, dove cenare piacevolmente, ci sono anche i comodi divanetti dove prendere un aperitivo mentre si aspetta qualcuno con chi condividere la cena.





Dentro si vede una grande sala, con al centro un grande girarrosto. Non serve per cuocere solo i polli, ma anche i maialini da latte, le carni selezionate, le anatre e anche la cacciagione durante la stagione. 
La maggior parte delle materie prime della cucina di Molto proviene dalla tenuta della famiglia
Bassetti (i titolari), non lontana dal Lago di Bracciano. La produzione dell’orto è assolutamente biologica e manuale, è totalmente dedicata a Molto Ristorante, a cui quotidianamente vengono consegnati i prodotti freschi di giornata.  



Iniziamo con un calice di bollicine rosé, qualche patatina e dei piccoli crostini con mozzarella, pomodorini e olive.



Mentre ci preparano il tavolo, scende il crepuscolo, e la luce della candelina diventa estremamente romantica.

La cena degustazione parte con una serie di assaggi di antipasti. 


Un trancio di baccalà su crema di piselli e crumble alla ‘nduja.



Polpo rosticciato con favette e pecorino.



Gamberi croccanti con cous cous e maionese di verdure.



Insalata di carciofi e bottarga.



Catalana con gamberi rosa crudi.



Maltagliati con gamberi e tartufo nero.



Tagliolini con astice e fiori di zucca, i miei preferiti.



Tagliere misto di carni dal girarrosto: pollo e maialino da latte con la loro salsa. In realtà per tutta la cena aspettavo questa portata, ed è stato bellissimo, mangiare finalmente le carni cotti sullo spiedo.



"Salame" di cioccolato, salsa al caramello e crema di mascarpone.



Tiramisù con crumble al caffè, mascarpone e cioccolato fondente



Creme e cantucci. Un quasi fai-da-te, di quelli che una volta si faceva con il tiramisù. Divertente.


Ah, Molto non è solo il ristorante, è anche un libro pieno di ricette! Credo proprio che lo userò molto presto, e vi farò sapere.

Al ristorante si spende tra 50 e 60 euro a persona, vini esclusi. Non è, certamente, economico come una rosticceria sotto casa, ma vi assicuro, vale la pena di provare il girarrosto.
Inoltre ogni sabato c'è Burger day, e ogni domenica -  il brunch.

Viale dei  Parioli 122
Tel.  06 808 2900

venerdì 22 giugno 2018

CUV. Il Signor Prosecco di Duca di Dolle



Nel cuore del Prosecco Superiore, a Rolle di Cison di Valmarino (Treviso), nel 2011 nasce la Tenuta Duca Di Dolle, una bomboniera immersa nel verde dei boschi e nella pace dei vigneti. Azienda produttrice dei Prosecchi dall’indiscutibile qualità, fatti unicamente con uve di proprietà, coltivate con metodi naturali all'interno dei 18 ettari vitati della Tenuta di Rolle.



Le vigne si trovano in un’area particolarmente vocata alla produzione del Prosecco, all’interno della storica tenuta che comprende anche un antico eremo camaldolese cinquecentesco, oggi convertito in agriturismo di charme, ristrutturato nel pieno rispetto della struttura originaria. 





Oggi il relais è composto da 9 camere e 4 appartamenti, un’oasi di pace e di benessere, dove il tempo è scandito dai rintocchi del vecchio campanile poco distante (di cui ho contato ben 80 rintocchi, no, dico, ottanta! alle 6 del mattino!)


DDD attualmente produce 7 etichette tra cui una novità (fotografata a parte), le ho assaggiate quasi tutte, ma una in particolare mi ha conquistata al primo sorso. CUV, Cuvée Rive di Rolle, Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, è lui il colpevole. 



Il titolare dell'azienda, Andrea Baccini, viene da tutt'altro settore, ma è un grande imprenditore che ha saputo dare un indirizzo ben preciso e un carattere unico a tutti i suoi prodotti. A volte va controcorrente rispetto alle tendenze, ma segue religiosamente la produzione del suo prosecco, dalla vigna fino all'imbottigliamento, senza trascurare nessun dettaglio. In compenso non ama mettersi in posa davanti alla macchina fotografica, e non sono riuscita a beccarlo, se non ad occhi bassi.



CUV è ricavato da un singolo vigneto, di quelli chiamati Rive, che si trova in collina in forte pendenza, a circa 300 metri s.l.m. più antichi e meglio esposti della tenuta. Grazie alla composizione del terreno ricco di minerali e all’esposizione al lato sud, questa “riva” continua a dare il meglio di se da tanti anni. Ed è  un prosecco a dir poco pazzesco, praticamente un Cru dell’azienda dalla produzione limitata.



Nel calice si presenta di un colore giallo paglierino, dai riflessi verdognoli, con perlage fine ed elegante. Al naso è floreale, con qualche nota salmastra e del sentori agrumati. In bocca è un’esplosione di gusto, mineralità, sapidità e freschezza, dalla piacevole carezza delle bollicine che continuano a solleticare il palato. 



Un vino da amare, e da far amare a chi si ama. Un prosecco di carattere e di un’eleganza quasi casual, valorizzato da una bottiglia dall’etichetta minimal, come una donna vestita con un jeans e una maglietta bianca, ma che non riesci a toglierle gli occhi di dosso. Una donna che ha un qualcosa di nobile, di regale nel portamento e nello sgardo, e rimane tale sia in abito da sera sia con addosso un vestitino da spiaggia. Ecco, il carattere, la sostanza, il contenuto. E’ il caso di quando l’abito non fa il monaco, ma lo valorizza.


Duca di Dolle Società Agricola S.S.
Via Piai Orientali, 5 – 31030 Rolle di Cison di Valmarino (TV)
Tel. 0438 975809 

mercoledì 20 giugno 2018

Polpettine di vitellone con melanzane affumicate


Le polpette hanno due qualità indiscutibili: sono amati da tutti e possono essere fatti di qualunque cosa e cucinati in qualunque modo. Praticamente un piatto universale. Queste polpette di oggi sono una variante di classiche polpettine nel sugo. Però avevo due melanzane affumicate, volevo usarle in qualche modo, ed erano troppo poche per le polpette solo di melanzane. Alla fine il piatto si è alleggerito, ma non è diventato meno gustoso. Per una cena veloce e poco impegnativa è un piatto perfetto!




Polpettine di vitellone con melanzane affumicate

400 g di macinato di vitellone
2 melanzane medie
1 spicchio di aglio
1 mazzetto di prezzemolo
sale
farina

200 ml di passata di pomodoro
2-3 cucchiai di olio evo
basilico
peperoncino
sale


- affumicare le melanzane per circa 1 ora, altrimenti cuocerle intere direttamente sul fornello o infornare. Lasciare raffreddare, eliminare la buccia e tritare la polpa

- mettere il macinato in una ciotola, grattugiare l’aglio, aggiungere il sale e il prezzemolo tritato; infine aggiungere le melanzane e impastare tutto

- formare le polpettine con le mani bagnate con l’acqua, adagiare su in piatto grande e spolverare con la farina; far  rotolare le polpettine sul piatto in modo di infarinarle tutte



- mettere l’olio in una padella antiaderente, accendere il fuoco (non troppo forte) e aggiungere le polpettine, farle rosolare piano-piano e versare la passata, aggiungere le foglie di basilico, coprire e cuocere a fuoco basso per 20-25 minuti



lunedì 18 giugno 2018

Centro. Ristorante dove la pasta fresca è di casa


A voi capita di passare in macchina in continuazione vicino ad un qualcosa senza notarlo? A me si. Credo che ad certo punto, facendo sempre il solito tragitto, ci si abitua talmente tanto ai “soliti” paesaggi che scorrono fuori dal finestrino, che l’occhio difficilmente nota i cambiamenti, scivolando distrattamente su ciò che ricorda.
Questo mi è successo in centralissima via Cavour, in quel tratto che collega piazza dell’Esquilino alla stazione Termini, e che faccio da una vita. Non me ne sono accorta che un paio di anni fa è stato aperto un locale, e non lo vedevo fino a quando non sono ci stata invitata a cena. A Centro.



Locale spazioso, luci basse quanto basta per sentirsi a proprio agio. Grande cucina a vista, lungo banco bar, un altro bancone dove cenare e vedere come si lavora la pasta fresca. Già, è un particolare, introdotto da un nuovo chef, Salvatore  Testagrossa, che non passa inosservato.



Una della grandi passioni dello chef Testagrossa è senza dubbio la realizzazione della pasta fatta in casa. Per questo motivo il grande bancone presente all’ingresso è stato adibito a laboratorio a vista; qui Testagrossa quotidianamente impasta fettuccelle, tonnarelli, ravioli e gnocchi. Il suo impasto è fatto con 26 tuorli e 4 uova intere per 1 kg di farina, e risulta molto elastico e giallo.
Dovete sapere un’altra cosa sullo chef: lui è innamorato anche delle cipolle, cerca di lavorarle in tutti i modi e spesso le inserisce nei suoi piatti.

Il menù di Centro è abbastanza  variegato e abbraccia un po’ tutti i gusti. Non è facile piacere a tutti, ma tentare non nuoce, giusto?

Ho assaggiato un po’ di proposte dello chef, e ora vi dico cosa non dovreste perdere.



Un cocktail (rifrescante e piacevole, ma non ricordo come si chiama, ma è con gin e basilico ) e un Tortello “Piccola Italia”, una sorta di benvenuto dello chef, simpatico.


Crostino burrata, cicoria e colatura di alici. Questo è un must have, anzi, must eat!


Magatello di manzo marinato in Barolo con mele verdi, insalatina e parmigiano. Molto fresco e gradevole, è una di quelle portate che aumenterei ad un piatto unico, tipo “insalatona di lusso”, e mangerei quando fa caldo, ma la fame si fa sentire.


Baccalà mantecato all’olio evo con cipolla brasata e cialda di polenta. Buono il baccalà, non sono molto convinta sulla presenza di cipolla (seppur in crema), ma volendo, si può evitare.


Ceviche con salmone e tonno. L’unica portata che ho trovato un po’ fuori luogo, a partire dal fatto che ceviche è fatto dal pesce tagliato a cubetti piuttosto grossi e non a fette. E poi forse c’entra poco con tutto il resto del menù. Comunque sono scelte e opinioni.


Spaghetti al prezzemolo, ricci di mare e polvere di lime. Buoni, ma io, innamorata di ricci, avrei voluto sentirli di più.


Cappello di prete con ricotta di pecora, pomodori confit e asparagi. Delicato, corretto, equilibrato.


Cube Roll argentino con cipolla fondente e patate. La carne è ottima, sia per la cottura sia la qualità. 


Polpo croccante alla plancha su vellutata di piselli, panzanella liquida e fiori di zucca in tempura. Ultimamente trovo dappertutto i tentacoli di polpo, evidentemente vanno molto di moda. Forse inizierei a pensare di dare al polpo un’altra forma.


Predessert: sorbetto di lampone. Freschissimo e gustoso, ci stava a pennello (ma forse anche perché io sono di parte, adoro i lamponi in tutti i modi)


Maritozzetto al Tiramisù. Non mi stanco di ripetere che non amo i dolci (e non li ordino mai), ma se li devo assaggiare (quando si dice #èperlavoro), non mi tiro indietro e assaggio tutto. Molto buono il maritozzo, ben imbevuto di caffè, con una crema davvero ottima.   

La prossima volta che ci passate in via Cavour, fateci caso a Centro, non fate come me!                           

v. Cavour, 61, Roma.
Tel. 06 48913935