mercoledì 7 maggio 2014

La vie en rosé deve aspettare. Ma solo un pò.


Era ora. Era ora di aggiornare il mio blog, rimasto fermo da quasi 15 giorni. In un certo senso sono giustificata: ultimamente non sto ferma un attimo, sempre in giro, sempre a fare delle cose, ad occuparmi di due progetti che portiamo avanti con un'amica (e farlo da zero non è mai facile: incontri infiniti, discussioni su forme, contenuti, modi e collaboratori, creazione di pagine e di idee, invenzione di qualsiasi cosa, ansie, preoccupazioni, dubbi, euforie... Insomma, è più facile partorire un figlio che un progetto!) Però mangio, si, anche se tra una cosa e l'altra, pranzi e cene di lavoro, fuori e a casa, prove di piatti e di abbinamenti. E, ovviamente, in queste occasione non potrebbe mai mancare una bollicina, la mia "droga", il mio rimedio relax, la gioia dei miei occhi e del palato. Avevo anche pensato di inaugurare una rubrica dedicata ai rosé (oramai sapete tutti quanto ne sia appassionata), ma non avrei tempo di aggiornarla regolarmente, perciò ora lo scrivo e basta, poi si vedrà.


La bollicina in questione, Oltrenero Cruasé Brut (Tenuta il Bosco), me la sono portata dalla visita all'azienda Zonin...


avvenuta prima di Vinitaly (è già passato un mese!) e un giorno, o, meglio, una sera l'ho abbinata alla gallinella all'agro. Abbinamento riuscitissimo, ma... parliamo di 15 giorni fa, chi se lo ricorderebbe! Solo che io ho fatto "la furba" e ho preso gli appunti mentre aprivo la bottiglia, cucinavo, assaggiavo e fotografavo, appunti che adesso mi sono tornati utili. Vi ricordo che parlo da appassionata-non-professionista, quindi nessuna analisi organolettica, niente parole complicate nè percorsi comprensibili ai pochi. Parlo di mie impressioni e sensazioni
Quindi, Pinot Nero.
Un bel colore salmone. Il profumo, con la mia grande sorpresa, mi ricordava il giardino di mia nonna e il ribes rosso in particolare. Lo so, lo so che il frutto profuma poco o niente, ma dove le metto, le mie sensazioni? Incuriosita, assaggio. Sempre il giardino della nonna, ma stavolta con i frutti diversi: il lampone, il ribes rosso: insomma, sapori più forti, più marcati, più aciduli. Me lo gusto, esco sul balcone (fuori c'era il tramonto time, dello stesso colore), poi chiudo gli occhi e mi ritrovo nel giardino della mia infanzia, pieno di alberi da frutta, piante di frutti rossi, cespugli di menta e di aneto, con il ronzio delle api in sottofondo e quel profumo particolare che diffonde il vecchio legno scaldato al sole, unito ad un mix di fiori e frutti maturi. Ed io, bambina, che correvo con la retina per acchiappare le farfalle, mi fermavo per raccogliere un lampone o una fragola e proseguivo la caccia...
Non ho sbagliato di abbinare questa bollicina fruttata e acidula al pesce all'agro. Stavano insieme una meraviglia, si completavano e si esaltavano a vicenda. E poi, diciamo la verità, nel mentre si mangia, è bello guardare anche il fondo del bicchiere, soprattutto se si rimane ammagliati da un gioco sottile del persistente  perlage rosé.

No, mi vien da ridere: prima ho scritto il pezzo, poi sono andata a recuperare il link al prodotto e ho letto la sua descrizione. C'è tutto quello che ho pensato già da me: vie en rose, tramonto, ribes, lampone... Sono felice che le mie percezioni riprendono fedelmente le parole dedicate al questo Pinot Nero vinificato en rosé.



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