giovedì 20 febbraio 2014

Milano Food & Wine Festival 2014




Ecco, passato un pò di tempo, finiti i giri, gli eventi (ma anche no), tornata a casa (per un pò), parliamo di MFWF2014.
Ogni anno (e qui siamo già alla terza edizione dell'evento realizzato da Helmuth Koecher, presidente e fondatore del Merano Wine Festival e da Paolo Marchi, ideatore e curatore di Identità Golose) faccio delle scoperte, enologicamente parlando, e mi innamoro. L'anno scorso è toccato a Laccento (Ruché di Castagnole Monferrato, Montalbera), un rosso che sa di rosa, imperdibile! Inoltre, fedele alla mia passione per le bollicine rosé, non ho potuto fare a meno di un Franciacorta MonteRossa, entrato nel mio cuore (e nello stomaco). Fortuna che quest'anno i due non erano presenti, altrimenti avrei (forse) trascurato) altre etichette. Fortuna anche che MFWF inizia un giorno prima di Identità Golose, così ho una giornata intera da dedicare, con calma (relativa) prima che scoppi il delirio del Congresso più atteso dell'anno. Fortuna soprattutto che MFWF non è enorme quanto Vinitaly (affascinante, si, ma lì c'è da fare chilometri e, soprattutto, le scelte su dove andare), altrimenti non avrei potuto godermelo come piace a me, chiacchierando con gli amici e con i produttori, scoprendo le novità, ritornandoci su.
Altrimenti come avrei fatto a scegliere 10 bollicine per rendere più frizzante il San Valentino di dieci donne e innamorarmi di nuovo?..






"Siamo pronti, pronti per ripartire con la terza edizione della manifestazione, tra poco arriverà la gente, assaggerà i vini, mangerà, seguirà gli chef e le loro lezioni di cucina e di abbinamento tra cibi e vini, ma ora siamo ancora tranquilli"
Partiamo anche stavolta con un pò di numeri: 250 vini di 64 aziende in degustazione, 24 chef presenti in vari momenti delle 3 giornate della manifestazione. Ovviamente, impossibile seguire tutto, anche perché dall'inizio di  IG sono rimasta blindatissima nelle sale delle conferenze, e non sono più riuscita a mettere il naso fuori, ma ho cercato di fare del mio meglio comunque, ed ecco perché amo il primo giorno.
Quindi ora vi racconto le mie scoperte 2014.



Vi presento il mio nuovo amore! Si tratta di Cruasé (Podere Bignolino), e sa di rosa anche esso, cosa atipica per il Pinot Nero, come mi è stato detto da chi è del settore. Concordo, ma proprio per questo è stata una cosa inattesa e sorprendente. Mi era già capitato di sentire il termine "Cruasé", ma stavolta, incuriosita, sono andata ad indagare in fondo:

"Cruasé, tecnicamente, è una parola macedonia formata dalla fusione tra “cru” (selezione) e “rosé” con l’interposizione di una "a" che fa da congiunzione. Il percorso per arrivare al nome del nuovo prodotto simbolo dell’Oltrepò Pavese, un rosé naturale DOCG da uve Pinot nero ottenuto attraverso il Metodo Classico, ha dato modo di riappropriarsi di un pezzo importante di storia locale. Cruà era l’antico nome del vitigno/vino per eccellenza prodotto in Oltrepò Pavese, a cavallo del 1700."
Bello e affascinante, vero?



L'azienda "con i bufali" del Cilento, a pochi passi da Paestum, la conoscevo già da qualche anno. "Ho visto un bufalo tra le vigne ed ho bevuto vino. Ho visto un bufalo tra le vigne e lui ha visto me". Poesia pura. La novità di quest'anno è che adesso c'è anche una bollicina rosé, si chiama JOi, ed è Aglianico al 100%. La cosa buffa è che, chiacchierando con il proprietario, ho scoperto che hanno anche un hotel, sempre a Paestum, dove sono stata 3 anni fa (scelto tra altri 20, a caso), senza sapere che è loro. La vita ci offre delle combinazioni stranissime.



La scoperta successiva  mi ha resa davvero felice. Ammetto con il grande rammarico che nella zona di Roma non ce ne sono molti vini interessanti, ma stavolta mi sono dovuta ricredere: Omina Romana ha deciso di dare una svolta alla situazione, dichiarando: "Know-how scientifico e esperienza pluriennale creano le basi del nostro lavoro e rappresentano il presupposto per la produzione di ottimi vini" non solo a parole ma soprattutto a fatti, cioè, a vini. A breve andrò a trovarli.


OMINA latino, plurale di omen (presagio di un evento futuro) 
L’uccello di fuoco come la fenice dalle ceneri, così il nostro vigneto rinasce dai terreni vulcanici dei Colli Albani: una rinascita del vino latino in una dimensione rinnovata.






Joaquin. Ho scoperto questi vini alcuni mesi fa, grazie ad una mia amica, bravissima sommelier, che me ne ha parlato con così tanto entusiasmo, che non potevo ignorarlo. Bevuto alla prima occasione e deciso di approfondire appena posso.  Nel frattempo ho fatto amicizia con il proprietario su FB e, una volta arrivata a Milano, non dovevo far altro che presentarmi di persona. Adoro questi momenti, quando si passa dal virtuale al reale, vale la pena di viverli, questi passaggi, sentir parlare le persone appassionate di loro lavoro, ascoltare le storie di vini, assaporarne l'essenza e desiderare di toccare quelle storie con la mano. Ci andrò, in fondo Avellino dista da me un paio di ore di macchina.



Questo invece è stato un bel revival dell'evento a Marsala, #MarsalaWine2013, e della visita dell'azienda Pellegrino, e della degustazione con la vista sul mare, e dei ricordi sensoriali legati al Passito di Pantelleria.



Tra una degustazione e un'altra  -  intervalli con gli chef: tre per volta (Domenico della Salandra, Fulvio Siccardi, anche se qui mancano i fratelli Cerea) che, insieme alla sommelier Alessandra Rotondi e Paolo Marchi, raccontano l'abbinamento di loro piatti ad una serie di vini scelti dal patron della manifestazione, Helmouth Koecher.



Solo che... ad un certo punto la fame si comincia a sentire, ma visto che i piatti presentati si potevano mangiare, siamo andate a colpo sicuro: l'uovo con crema di latte al tartufo di Fulvio Siccardi (Da noi In, Milano). Delizioso, da leccarsi i baffi ( ma io, si sa, sono innamorata anche di tartufo) o, almeno da "pulire" il piatto con una fetta di meraviglioso pane prodotto con le farine Petra di Molino Quaglia.





Dall'ora di pranzo in poi di gente ne è arrivata tanta, ma ho continuato a fare lo stesso i miei giretti, assaggi, foto, chiacchierate ecc.



Come si fa, ad esempio, ad ignorare un Berlucchi 61 Rosé?


Cruasé Cà di FrarA, invece, è stata un'altra gradevole scoperta, resasi ancora più piacevole nell'ultimo giorno di IG: mentre intorno (ancora durante l'orario di visite!), tutti quanti hanno già cominciato a smontare i propri banchi, era rimasta praticamente l'unica azienda impassibile a quella frenesia della fine dell'evento, e l'ultimo brindisi ho fatto con loro. Con gusto, con calma e con sorriso. Grazie!



La seconda "pausa" chef-piatto-vino in abbinamento ha visto protagonisti i miei vecchi conoscenti di Vecio Fritolin di Venezia: Daniele Zennaro e Irina Freguia, nonché il famoso per i suoi trapizzini, il romano Stefano Callegari e Matteo Fronduti.




Infine ho incontrato un'amica di Instagram, nonché PR di una nota azienda, che mi ha riconosciuta e mi ha fermata (e meno male che ho lanciato un appello su FB, dichiarando la mia totale incapacità di riconoscere le persone), e mi ha raccontato molte cose interessanti su una delle aziende che cura e mi ha fatto anche assaggiare Deliella, uno dei vini di Feudo Principi di Butera, che, tra l'altro, ho visitato una decina di anni fa per una degustazione "mordi e fuggi", un salto in Sicilia in una giornata.

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   Avevo quasi deciso di fare il corso di sommelier, ma a questo punto mi domando: forse è il caso che rimango in un certo senso "ignorante"?.. Per me il vino è l'emozione, la sensazione, mi piace scoprirlo con l'approccio amatoriale, senza pensare subito alle caratteristiche tecniche, "alla prugna che rincorre la mora";  mi piace sentire profumi e sapori "incontaminati" dalla sapienza e dagli insegnamenti, magari inventarli per me. No, non ho nulla contro i sommelier, anzi, li ammiro sinceramente e anche un pò invidio, ma... Non so, ci penserò un pochino. Amo troppo la scoperta, così come amo le prime volte, i primi giorni, l'attesa e la sorpresa.
Grazie a tutti quelli che me li sanno regalare, queste sensazioni.
Grazie a MFWF2014.


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