…Certo che in fatto di sicurezza i tedeschi non li batte
nessuno. Manco gli svizzeri! Non più tardi di oggi (oramai di ieri, perché sto
scrivendo ad alta quota, in volo per Roma) l’ho sperimentato di persona. Il mio
volo non era diretto, ho fatto scalo a Francoforte. Partendo da Mosca, nessun
problema: soliti controlli, anzi, meno pesanti di prima. Arrivando in Germania,
il primo controllo è stato fatto appena scesi dall’aereo e entrati
all’aeroporto. Anche a quelli che non dovevano proseguire. Ok, nessun problema,
ecco il mio passaporto. Vado avanti, ad un certo punto fanno mostrare i
biglietti. Ok, va bene.
Poi… è come se
fossi entrata all’aeroporto da fuori:
stesse modalità di controllo di bagagli a mano, di persona… Anzi, no,
peggio: ognuno viene scansionato dalla testa in piedi in una piccola gabbietta
e in più tastato con le mani manco fosse un terrorista! In realtà sono rimasta
leggermente scioccata. Ma non è mica finita qui: i bagagli a mano vengono
perquisiti con la pignoleria che solo tedeschi hanno: ogni bustina aperta, ogni
flaconcino contato, macchina fotografica e pc passati nello scanner 2 volte. Dopo di che la signora che mi teneva sotto tiro (e non aveva bisogno nemmeno di
un fucile!), vede la bottiglietta d’acqua nella borsa, rimasta dal volo di
prima, e mi ordina di berla o di buttarla. Le rispondo, mentre sistemo il
casino lasciato da lei nella mia borsa,
che lo faccio tra qualche minuto, e lei: “Non ha capito! Deve farlo
immediatamente!” Con tutta calma le
dico:” HO CAPITO. PRIMA sistemo le mie borse, e POI bevo la mia acqua”. “Ah!..
Sono qui che la controllo!” Io: “Nessun problema”. Senza fretta, ho rimesso a
posto tutto come si deve e poi ho l’ho bevuta. Con un gran sollievo lei quasi
mi ha strappato la bottiglietta di mano e ha aggiunto che la buttava lei.
Sembra una comica mentre lo scrivo, invece, secondo me, sono
leggermente, ma proprio pochissimo, esagerati. Tuttavia, a Monaco di Baviera,
dove avevo fatto lo scalo all’andata, non è successo nulla di tutto ciò: scesa
dall’aereo da Roma, sono entrata direttamente nella zona interna, ho fatto un
giretto nel Duty Free e poi sono andata dritta-dritta all’imbarco. Nessun
controllo. Però… all’andata hanno dimenticato la mia valigia a Monaco, e sono
arrivata a Mosca, passando da 25° a 15° con i vestiti estivi e senza
cambio. Per fortuna - e che fortuna! - ho fatto shopping all’aeroporto di Fiumicino,
in un negozio di intimo. Come se l’avessi saputo.
Ora, mentre lo scrivo, penso: “E
se dovessero dimenticare la mia valigia un’altra volta ancora?..” Ma no, 2
volte di seguito sarebbe da supersfigata, e non lo sono di certo. In più ho una
teoria riguardo agli eventi (brutti, tanti!) di quel periodo, ma lo so che farà
ridere, perché non ci crederebbe nessuno. Ma ve lo dirò lo stesso, tranquilli.
La colpa sarebbe di un certo braccialetto a forma di quadrifoglio, di quelli
che vanno molto di moda ultimamente. Da quando me l’hanno regalato, è successo
di tutto, a cominciare dall’incidente di macchina nemmeno un’ora dopo. Poi
parliamo di danni, di litigi, di rotture improvvise di cellulari, di stampanti,
ecc. Di piccoli e grandi incomprensioni, diverbi, delusioni, arrabbiature, e il
clou – la notizia della scomparsa di mio padre. Disperazione. Ritardi. Valigia
dimenticata. Traffico inspiegabile. Ritardi ovunque. Valigia che non portano il
giorno dopo perché stranamente hanno il numero di cellulare sbagliato, e devo
aspettare un altro giorno ancora. Finché non comincio a parlarne con la mia
amica-sorella e ad analizzare i fatti. E lei mi fa: “Lo dobbiamo bruciare, te
ne devi liberare”. Non ci credevo, ma poi mi sono fatta convincere. In fondo,
cosa perdevo?.. Siamo uscite fuori e l’abbiamo bruciato, quel braccialetto,
tutto, fino all’ultimo filo.
Poi...
Continua...