venerdì 27 febbraio 2009

Ciambelline di ricotta fritte

Béh, da quando ho visto le ciambelline di Francesca , ho continuato a sognare fino a quando non me le sono preparata. Però, sognando, immaginavo il tempi della mia infanzia, io piccola, i miei genitori che mi tengono per mani, ognuno dalla sua parte, andiamo da qualche parte in una giornata premaverile e soleggiata. Vicino all'uscita della metropolitana c'è una bancarella di quelle mobili, con le ruotine e da lì arriva un profumino. La commessa, un donnone grosso in grembiule bianco, vende le frittelle, le meravigliose frittelle calde e morbide, anzi, le ciambelle che non riescono tutte con il buco, piene di zucchero a velo. Chiedo ai miei una frittella, loro me la comprono ed io, felice, addento quel pezzetto di pasta lievitata fritta, un pò unta ma soffice, quasi bianca per la quantità dello zucchero a velo...


Anni dopo una mia cara amica mi ha dato la ricetta delle frittelle che faceva sua madre, mi piacevano un sacco, anche perché nell'impasto c'era il tvorog ( una sorta di ricotta compatta). L'avevo scritta su un foglietto a quadretti, me lo ricordo bene!..
L'altro ieri ho perso una mezza giornata a cercarlo, non l'ho trovato... Ma non ho potuto tirarmi indietro, volevo le ciambelline di ricotta con il buco a tutti i costi! Quindi ho dovuto inventare e adattare (la ricotta italiana è molto più umida del tvorog russo). Il risultato?.. Ottimo, me ne sono mangiata una montagna! Felice anche la famiglia, loro adorano quei miei slanci un pò ossessivi!


Ciambelline fritte di ricotta

per 18-20 pezzi

300 g di ricotta
200 g di farina + farina per stendere l'impasto
1 uovo
3 cucchiai di zucchero
1/2 cucchiaino di lievito istantaneo per dolci
un pizzico di sale
olio per friggere
zucchero a velo (tanto!)


- far scolare la ricotta per un paio di ore, mettendola nel setaccio

- mescolare la ricotta pronta con la farina, l'uovo, lo zucchero, la polvere lievitante e il sale. L'impasto sarà molle e appiccicoso, ma deve essere così, non vi preoccupate.

- scaldare l'olio in una padella larga con bordi alti

- spolverare abbondantemente di farina il piano di lavoro, versare la metà dell'impasto, spolverare ancora di farina e appiattire con le mani, facendo lo strato alto 1-1,5 cm

- ritagliare i cerchi di 7-8 cm con coppapasta, al centro ritagliare i cerchietti piccolil, di 1-1,5 cm circa.

- friggere 4-5 ciambelline per volta a fuoco medio, 2 minuti per lato circa

- asciugare sulla carta assorbente, spolverare abbondantemente con lo zucchero a velo da ambo i lati.

- procedere allo stesso modo con il resto dell'impasto. Alla fine reimpastare i ritagli e formare altre ciambelline.



Io ho fritto tutto, anche le palline, rimaste dopo aver ritagliato i buchini!

Buooooone le ciambelline!
Francesca, grazie per avermelo ricordato, anche se inconsapevolmente!



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giovedì 26 febbraio 2009

Salmone à la graavlax, semplice-semplice!

Veramente non pensavo che ci sia ancora qualcuno che non conosce questo tipo di preparazione, invece ogni tanto scopro che mi sbagliavo...
Questo è semplicemente un trancio di salmone fresco, aromatizzato e messo in salamoia per 1-3 giorni, è molto diffuso nei paesi scandinavi e spesso viene chiamato graavlax.
In Russia, ovviamente, abbiamo anche le nostre ricette e lo chiamiamo più o meno "salmone in salamoia". Più o meno - perché è difficile tradurre letteralmente tutti i termini specifici...


Comunque, molte delle ricette si assomigliano, anche perché in grosso modo si usano gli stessi ingredienti: sale grosso, zucchero, pepe e aneto. Certo, ci sono le infinite variazioni sul tema di salamoie: salmone con le arance, con i ribes nero, con la barbabietola, con i tre pepi, con la vodka, con il ginepro ecc.
Ma nel mio frigo non manca mai il salmone più semplice! Lo mangio non solo con i bliny, ma anche sul pane imburrato, con l'avocado, nell'insalata, con il melone ( a posto del prosciutto)...

Salmone in salamoia

1 trancio di salmone di almeno 20 cm
0,5 kg di sale grosso
2 cucchiaini di zucchero
1 cucchiaino di pepe nero in bacche ( o rosa o bianco)
1 mazzetto di aneto


- aprire il salmone in due, tagliare via la spina dorsale e le lische, aiutandosi con un coltello sottile e molto affilato e con una pinzetta.

- prendere un contenitore grande più o meno quanto il trancio, mettere sul fondo una manciata di sale.

- sistemare sopra il filetto di salmone con la pelle ingiù, coprire con 1 cucchiaio di sale, mescolato con lo zucchero, il pepe frantumato e l'aneto tritato, coprire con l'altro filetto e versare sopra il resto di sale.

- coprire con la carta argentata, sistemare sopra un peso ( un barattolo di legumi ecc) e mettere nel frigo per 2 giorni circa.

- il salmone pronto ha la consistenza compatta, è lucido e sembra più grasso.

- prima di affettare il salmone, togliere il sale e gli aromi, asciugarlo con un tovagliolo.




Non vi preoccupate della quantità di sale, serve per cacciare via l'acqua dal pesce, che nel frattempo però non diventa salatissimo!
L'aneto si trova nella Metro e in alcuni vivai.



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mercoledì 25 febbraio 2009

Ma non chiamateli crepes!

Come dicevo nel post precedente, i bliny russi sono decisamente unici al mondo - teneri, leggeri, fragranti, pieni di bollicine d’aria intrappolate durante la cottura, coloro che assorbono facilmente burro sciolto e smetana (panna acida) e diventano lucidi, unti e tanto buoni.
Ma prima di entrare nei particolari golosi, bisogna svelare un particolare fondamentale. Sul fronte culinario tradizionale esistono bliny e blinchiki. I primi, tradizionalissimi, si fanno necessariamente con una componente lievitante (che sia lievito, polvere lievitante, bicarbonato o latticini fermentati tipo kefir) che allungano i tempi di preparazione. I secondi, ovviamente, ne sono sprovvisti, così il passaggio tra “dire e fare” è molto più veloce e in più essi ricordano un po’ le crepes. La tipica ricetta base non è complicata: latte, uova, lievito, zucchero e farina.

Soffermiamoci un po’ sull’arte della cottura dei bliny (credeteci, è proprio l’arte, non solo abilità!). Non per niente l’equivalente russo di un noto proverbio italiano sulle ciambelle coinvolge proprio i bliny! Solo che invece dei buchi mancati si tratta di frittelle appallottate. Dunque, prima di tutto ci vuole una pesante padella in ghisa, le solite antiaderenti vanno bene per le frivole crepes. Questa padella deve essere ben calda. Poi la si unge con pochissimo burro (magari aiutandosi con un pennello). Tempo fa invece si usava un pezzetto di lardo infilzato sulla forchetta. Passandolo sulla padella rovente si scioglieva la quantità necessaria che dava ai bliny un sapore speciale oltre che la scivolosità. Poi bisogna calcolare la quantità giusta dell’impasto da versare – se è troppo poco, blin sarà piccolo e anoressico, se è troppo – diventerà obeso e si cuocerà male. Regolare la fiamma è un altro passaggio importante. Per questo il primo blin (uguale la prima ciambella!) viene sempre scartato. Le più abili riescono a maneggiare due padelle contemporaneamente! Man mano diminuisce l’impasto, cresce la pila di piattelle dorate e invitanti e si avvicina il momento di servire.

Come se non bastasse, spesso i bliny si farciscono con il dolce o il salato e si passano al forno o in padella fino al raggiungimento di una crosticina dorata e croccante. Piatto unico e nutriente, per il quale, però, è meglio cuocere sottilissimi blinchiki.



La ricetta di oggi, in effetti, è di blinchiki, serviti con del salmone in salamoia (tipo graavlax, noi, russi, amiamo molto il pesce salato!), ma in una maniera un pò bizzarra: dentro le coppe, per di più tagliati a striscioline.

Blinchiki nelle coppe

2 uova
2oo g di latte
100 g di farina
20 g di burro
1 cucchiaino di zucchero
un pizzico di sale
un pizzico di polvere lievitante (facoltativo)

200 g di salmone tagliato sottile
150 g di panna acida o yogurt greco
aneto
sale
pepe


- battere leggermente le uova con il latte in una ciotola. Setacciare la farina con la polvere lievitante, aggiungere lo zucchero, il sale e il burro sciolto. mescolare e lasciare a riposare per 15 minuti

- ungere leggermente la padella e cuocere i blinchiki ( la pastella basta per 6-7 pezzi)

- arrotolare i blinchiki e tagliare a "fettuccine"

- tagliare nello stesso modo anche il salmone e mescolare il tutto, distribuire nelle coppe e coprire con la salsa.

- per la salsa: tritare l'aneto, mescolare con la panna acida, salare e pepare


E' un buonissimo antipasto! Il salmone può essere anche affumicato, si possono prendere altri tipi di pesce grasso: aringhe, storione ecc oppure con del caviale o con le uova di salmone.


A proposito, questo è il mio centesimo post!..



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lunedì 23 febbraio 2009

Masleniza, Carnevale russo

Questa settimana in Russia inizia la Masleniza, ossia il Carnevale ortodosso. Dato che tutte le festività religiose ortodosse vanno calcolate secondo il calendario giuliano e non gregoriano, non coincidono quasi mai con quelle cattoliche. Quest'anno, ad esempio, la Pasqua ortodossa viene il 19 aprile, una settimana dopo quella cattolica, di conseguenza anche il Carnevale, cioé, la Masleniza, inizia una settimana dopo.



Una delle tradizioni russe più importante, quando i bliny sono i veri protagonisti si chiama Masleniza ed ha lo stesso significato del Carnevale – precede il digiuno della Quaresima e dà l’addio al cibo sostanzioso quale la carne. (L’etimologia della parola “carnevale” deriva dal latino “carnem levare”, tradotto in seguito dal popolo come “carne vale” , ma il bello è che in russo “masleniza” (burrosa) deriva da un’altra parola antica che significava esattamente la stessa cosa!). E non è tutto! In Russia prima del XIV secolo l’anno nuovo iniziava a marzo e non a gennaio! E così i dorati bliny rappresentavano il Sole che diventava sempre più caldo e allungava le giornate. Un’antica credenza diceva “Come passi il capodanno passerai tutto l’anno” – cosa meglio di un’abbondante tavolata, straboccante di ricchi e grassi bliny poteva rabbonire la sorte? E perché non metterci anche una buona dose di divertimento, risate e giochi?

Masleniza fu da sempre la festa preferita dal popolo, e rimase tale anche dopo l’arrivo del Cristianesimo. Essa cadeva nel periodo tra febbraio e marzo, quando la neve era ancora abbondante e i morsi del freddo ogni tanto mostravano i denti. Ma il sole splendeva sempre più forte e la voglia irrefrenabile di darsi alla pazza gioia si faceva strada nonostante le temperature rigide di notte e gli improvvisi disgeli di giorno, quella voglia di godere l’allegria come se fosse per l’ultima volta, fino all’ultimo respiro, prima di intraprendere la lunga strada di un periodo d’astinenza dalla vita mondana e dal piacere della tavola. Il divertimento preferito durante Masleniza fu andare su una slitta colorata trainata da tre cavalli addobbati con i nastri e i campanelli, cosiddetta “trojka”. I ragazzi suonavano la fisarmonica e la balalajka, le ragazze invece cantavano, e il tutto spesso si copriva di contagiose risate e battute spiritose. Altri costruivano le fortezze di neve e ghiaccio e, divisi in due gruppi, si tiravano le palle di neve fino a quando non rimanevano sfiniti. Poi, per riprendersi, tutti insieme si facevano lo spuntino con i bliny e il thè fumante sotto i tendoni colorati accompagnati dalle esibizioni delle maschere soprattutto da Petrushka. Il russo Petrushka è come Pulcinella napoletano, la maschera preferita dal popolo, più spiritosa, maliziosa e sarcastica.


Ogni giorno della settimana di Masleniza fu dedicato ad una attività particolare: lunedì si dava il benvenuto alla festa, martedì ci si dedicava maggiormente ai giochi, mercoledì le suocere invitavano i generi con le mogli per mangiare i bliny. Giovedì si andava in trojka, venerdì i generi contraccambiavano il precedente invito delle suocere, sabato ci si incontrava con i cognati. E domenica si faceva visita a tutti gli altri parenti e amici, ci si scambiava baci, abbracci, si faceva pace e si domandava perdono per ogni sgarbo commesso. Troppi impegni per una sola settimana, non vi pare? E quindi non c’è da stupirsi se la Quaresima si viveva senza grosso sacrificio, poiché il periodo di digiuno da cibo e vita sociale così intensa era proprio indispensabile.



I bliny russi sono decisamente unici al mondo - teneri, leggeri, fragranti, pieni di bollicine d’aria
intrappolate durante la cottura, coloro che assorbono facilmente burro sciolto e smetana (panna acida) e diventano lucidi, unti e tanto buoni. La più classica ricetta è a base di farina di grano saraceno, all'epoca andavano bene anche quelle di orzo, miglio e avena, però la migliore in assoluto rimane farina di grano tenero.
Con cosa possiamo accompagnare questa meraviglia? Ovviamente, non solo con il caviale o il salmone, gli unici modi che si conoscono in Italia. Ma con burro, smetana e tvorog (una sorta di ricotta), varie marmellate e miele, composte di frutta e confetture, e poi aringhe, alicette in salamoia, pesciolini affumicati e storione.

La ricetta che vi propongo oggi, ho trovato su un blog russo. Vi lascio anche il link nel caso doveste aver voglia di cimentarvi nella lettura in cirillico!

Bliny lievitati

500 g di farina
1 bustina di lievito secco (7 g)
1 cucchiaino di sale
2 cucchiai di zucchero
500-600 ml di latte tiepido
3 cucchiai di olio vegetale
25 g di burro
3 uova

- mescolare la farina con il lievito, il sale e lo zucchero, aggiungere 1 tazza di latte e iniziare ad impastare con la spatola.

- sciolti i grumi, cominciare ad aggiungere altro latte fino a quando la pastella non assuma la consistenza dello yogurt.

- aggiungere l'olio, mescolare per benino con la frusta, coprire la ciotola con la pellicola e lasciare al calduccio per 1-1,5 ore. La pastella deve raddoppiare e coprirsi di bollicine.

- alla pastella lievitata aggiungere il burro sciolto e le uova battute, mescolare, lasciare a riposare 15-20 minuti. Ora la pastella è pronta.

E' molto importante scegliere bene la padella! Dovrebbe essere pesante con il fondo spesso, in ghisa oppure in acciaio con la copertura antiaderente.
Non c'è bisogno di ungere la padella per cuocere i bliny: nella pastella ci sono grassi a sufficienza.

- scaldare molto bene la padella al fuoco medio, versare un mestolo di pastella, girare la padella per distribuirlo bene sul fondo e cuocere fino a quando la pastella non si rapprenda.

- girare il blin e cuocere dall'altro lato ancora 1-1,5 minuti circa.

- adagiare il blin pronto sul piatto, ungere con un pò di burro.

- proseguire con la cottura allo stesso modo.


Questa pastella mi basta per 16 bliny.
Se la pastella risulta troppo densa, potete diluirla con un pò di kefir o l'acqua frizzante.


Questa ricetta partecipa addirittura a due raccolte:

di Carolina A Carnevale ogni ricetta vale



di Giugiu Dimmi una ricetta del tuo paese


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domenica 22 febbraio 2009

Dimenticanza imperdonabile

Arrivo subito al dunque: all'improvviso mi sono resa conto di non aver postato una ricetta della mia cena canaria per Antonella e Marco! Tra l'altro, proprio Marco l'aveva gradita così tanto che ha svuotato praticamente da solo la ciotola piena. Si tratta della crema di formaggio, "almogrote gomero", che avevo portato da Tenerife. Questa crema è fatta artigianalmente secondo la ricetta originaria dell'isola di Gomera che sta di fronte alla costa sud-ovest di Tenerife. Per fortuna la mia amica che abita lì, Carina, quella ricetta ce l'ha e me l'ha data!
Ed io, a mia volta, ve la presento, questa delizia canaria!

Almogrote gomero

Il nome della ricetta viene dall'arabo, “al mojrot”, che significa, appunto, "salsa di formaggio". Generalmente si prepara con il formaggio di capra stagionato, oppure con il formaggio di latte di capra e di pecora non pasterizzato. Comunque il pecorino romano fa proprio a caso nostro!

500 g di pecorino
4 spicchi di aglio
1-2 peperoni rossi
1 cucchiaino di paprica
1/2 peperoncino fresco senza semi
100 ml di olio evo


- arrostire i peperoni, spellare e togliere i semi

- tritare grossolanamente il formaggio

- frullare insieme i peperoni, l'aglio e il formaggio con l'olio. La crema non deve risultare troppo omogenea

- servire con i crostini di pane

Ecco, ora sto più tranquilla! :-)))


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venerdì 20 febbraio 2009

Mi sono allargata!

E già, era proprio ora!

Sto parlando del mio bloghino, ovviamente, anche se continua 'sto freddo ed io continuo a mangiare così, mi allargherò anch'io!
Antonella, grazie per le dritte!! Stamattina ho convinto mia figlia di dedicare una mezzoretta ai lavori tecnici (io non oso nemmeno avvicinarmi agli html, codici, moduli ecc.. non capisco nulla) e lei, il mio piccolo genio (hmmm, piccolo - tanto per dire), ha creato la terza colonna dove posso finalmente spostare un pò di cose! Per gli stessi motivi tecnici ho dovuto cambiare "vestitino" troppo stretto e non ho più quel rosa di prima.. Vabbéh, non è una tragedia, tutto sta nel abituarmi.

Ora, finalmente, ho un'indice di ricette ( cominciavo a perdermi da sola e dimenticare piatti fatti, anche perché le etichette non sempre portano chiarezza). Spero che farà comodo anche a voi! Questo elenco ancora non è completo nonostante abbia passato il resto della giornata a smistare i link e le ricette. Visto che mi sono stancata parecchio dopo tante ore davanti allo schermo, per cena ho optato per una soluzione semplice e veloce ( e gustosa!)

Straccetti con rucola al marsala

600 g di straccetti di manzo
100 g di rucola
100 ml di marsala
5 cucchiai di olio
2 spicchi di aglio
1 piccolo peperoncino
sale


- appiattire gli straccetti di manzo con l'aiuto di batticarne

- scaldare l'olio in una larga padella insieme all'aglio in camicia schiacciato e peperoncino.

- quando l'aglio prebde un pò di colore, toglierlo insieme al peperoncino, ma non buttare.

- friggere gli straccetti pochi per volta, sistemandoli sul piatto da portata tenuto al caldo.

- quando tutti gli straccetti sono cotti, rimetterli tutti in padella, rimettere l'aglio e il peperoncino, versare il marsala, salare e cuocere alcuni minuto a fuoco alto, rigirando.

- alla fine aggiungere la rucola, abbassare la fiamma e coprire la padella con un coperchio per 1 minuto perché la rucola appassisca.

- servire gli straccetti con la purea di patate.



Ieri invece ci siamo deliziati e divertiti con la fonduta, ma questa vbe la racconto nella prossima puntata!

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giovedì 19 febbraio 2009

Cupole di ricotta ripiene di confettura di fragoline



Mi sa tanto che negli ultimi giorni vado decisamente controcorrente: invece di friggere oggi, le frittelle le ho fatte ieri, invece oggi, vedendo intorno a me tante, tantissime delizie fritte: le ciambelle, i bomboloni, le chiacchiere, le castagnole, i fiori ecc, con cosa mi presento?? Con un desserino molto light, bianco, tenero e cremoso!
Ma si sa, noi, Pesci, siamo così: tutto e il contrario di tutto, in contraddizione con se stessi oltre che con il mondo... Tra l'altro è iniziata la nostra stagione!


Cupole di ricotta ripiene di confettura di fragoline di bosco

(Antonella, ce l'hai ancora?..)

150 g di ricotta
75 ml di panna
3 foglie di gelatina
2 cucchiai di zucchero
1 albume
4 cucchiai di confettura di fragoline di bosco ( o lamponi, fragole, ribes nero ecc)
fragole o frutti di bosco per decorazione

- ammollare la gelatina nell'acqua, poi strizzarla e sciogliere nella panna a fuoco lento, intiepidire.

- passare la ricotta al setaccio, mescolare con la panna tiepida.

- montare l'albume con lo zucchero, aggiungere alla ricotta, mescolando con la paletta di silicone

- sciacquare 4 stampini con l'acqua fredda, riempire a metà con il composto, facendo una fossetta al centro

- riempire le fossette con la confettura, coprire con il resto del composto e deporre nel frigo per qualche ora

- prima di servire, immergere gli stampini per qualche istante nell'acqua calda, sistemare sui piatti e decorare con i frutti di bosco.



Con questa ricetta partecipo alla raccolta di Mara di Pan di Panna Il dolce cucchiaio



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mercoledì 18 febbraio 2009

Tenerife, flora

Oggi volevo ritornare al discorso sul mio paradiso personale - Tenerife, e farvi vedere un pò di fiori e piante, di quelle che si vedono in giro.

Strano ma vero: abbiamo scoperto che sui campi abbandonati crescono gli spinaci! Sono più buoni di quelli coltivati perché sono leggermente agri ed eccomi a "lavorare nei campi"!

Questo è un fiore strano che ho visto nel vivaio: è peloso!


Sterlizie
fiori d'arancio
non so che, alberi per strada...
lavanda in montagna
mandorle in fiore, sempre in montagna
sto raccogliendo pepe rosa!
pepe rosa per i vincitori del mio indovinello
albero di papaya
bouguenvillea
ibiscus bianco
ibiscus rosso
fiore senza nome
maracuja decorativa

Nella prossima puntata vi farò vedere i mercati ( i miei "musei" preferiti)!


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lunedì 16 febbraio 2009

Sono tornata!!! Con le salse...



Ce l'ho fatta!!! L'articolo su Tenerife è scritto, le immagini selezionate ed ora mi posso considerare persona libera! Fino al prossimo impegno. ;-))

Ma "ogni promessa è un debito", quindi eccovi le salsine!

Le salse canarie, mojo verde e mojo rojo, si mettono sempre sul tavolo assieme al cestino di pane, così come in Spagna continentale si mettono le olive, in Francia - il burro, in Italia - l'olio e, se siete nel posto giusto, una focaccina croccante appena fatta.
Queste sale si possono mangiare anche con un pezzetto di pane, ma generalmente vanno abbinate alle patate, papas arrugados, piccole patatine novelle lessate direttamente con la buccia (lavata e spazzolata) in poca acqua salata.
Inoltre mojo verde si serve con il pesce fritto o arrostito, invece mojo rojo - con i piatti di carne.
Per quanto riguarda mojo verde cremoso, ha la stessa funzione di mojo verde semplice, però è più delicato.
Di salse mojo ce ne sono tante altre varianti: mojo picon ( con il peperoncino piccante), mojo di vino ( a base di vino), mojo dulce (dolce-piccante) ecc.



Mojo verde cremoso

2 avocado
2-4 spicchi di aglio
1 mazzetto di coriandolo o prezzemolo
sale
3-4 cucchiai di aceto di vino biano o di succo di limone
3-4 cucchiai di olio

- tritare le erbette, grattuggiare l'aglio.

- frullare la polpa di avocado con l'aglio e il coriandolo, salare, aggiungere l'olio e l'aceto.

- assaggiare, regolare di sale



Mojo rojo

1 peperone rosso
1-2 spicchi di aglio
3-4 cucchiai di aceto di jerez (o di vino rosso)
50-60 ml di olio
1 fettina di pane (mollica)
sale
1/2 cucchiaino di cumino
peperoncino
un pizzico di zucchero

- arrostire il peperone, spellare e privare di semi

- ammollare la mollica di pane nell'acqua, strizzare

- frullare tutti gli ingredienti, regolando di sale, zucchero e peperoncino a piacere



Mojo verde

1 mazzetto di coriandolo
1-2 spicchi di aglio
1/2 cucchiaino di cumino
50 ml di aceto di vino bianco
100 ml di olio
sale
un pizzico di zucchero

- lavare e asciugare il coriandolo, separare le foglie dai gambi

- tritare le foglie con l'aglio e il resto degli ingredienti

- regolare di sale a piacere
un pizzico di


Altrimenti prendere 2 cucchiai di composto secco, aggiungere 2 cucchiai di acqua,3-4 di aceto e 3-4 di olio, mescolare.




Papas arrugados

500 g di patatine piccole novelle (più sono piccole meglio è)
1 cucchiaiio di sale grosso
acqua

- lavare e spazzolare le patate con la buccia

- trasferirle in un pentolino, coprire con l'acqua a 3/4 e aggiungere il sale

- coprire con il coperchio, portare a ebollizione e cuocere 15 minuti circa

- scolare le patate, rimettere nella pentola e lasciare 1-2 minuti sul fuoco medio per farle asciugare.

- sulla buccia, diventata rugosa, deve rimanere la leggera patina bianca di sale


E ringrazio Antonella per questo premio! Mi sembra di riceverlo per il lavoro duro dei giorni scorsi!
Non riassegno niente stavolta, perdonatemi..


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mercoledì 11 febbraio 2009

Pollo alla canaria e ... comunicazione di servizio!


Chiedo scusa in anticipo a tutti se non passerò a trovarvi nei blog, se non lascerò i commenti e se non risponderò ai vostri... Mi prendo qualche giorno di pausa (ma pochi, giuro!) perché dovrei scrivere un'articolo, invece con tutte quelle golosità intorno a me non riesco più a concentrarmi...

Secondo me esistono pochi cibi che non stancano mai, almeno me. Periodicamente mi stanco di ogni sapore, semplice o raffinato: caviale, aragoste, bistecche, paste, zuppe ecc, compreso l'amato pesce e le verdure. Però c'è quel piccolo grande "quartetto" che può rimediare ad ogni noia del mio palato viziato; sto parlando del pollo, delle patate, del pane e delle mele.
Attenzione, sto parlando dei cibi, non delle bevande! ;-))

Il pollo alla canaria, si può dire, è un gran classico, per lo meno a Tenerife. Lì ci sono i ristorantini specializzati esclusivamente su questo piatto, accompagnato da patate e insalata, al massimo vi servono il dolcetto tipo crema catalana e il caffé. Si, anche el barraquito! Solitamente in questi posti si mangia con sue soldi, e si mangia davvero bene! Fin dalla prima volta a Tenerife ( e quest'ultima è stata la quinta!) ho amato quel pollo e ho cercato di scoprirne la ricetta. Nei pochi ricettari che si trovano in giro sull'isola, la ricetta non c'è, oppure se c'è, non è esattamente la stessa che ho mangiato. I ristoratori non si sbilanciano, ti dicono quali sono i componenti in un modo approssimativo e, penso, neanche tutti. Quindi ho capito che dovevo scoprire da sola la ricetta, ho sperimentato tanto e alla fine sono stata premiata!



Eccolo, il frutto della mia ricerca, la preparazione che piace tantissimo a tutti, il mio adorato

Pollo alla canaria

8 cosce di pollo divise a metà (sovracosce e coscette, o come si chiamano??)

per la marinata:

100 ml di aceto di vino bianco
50 ml di olio
2 spicchi di aglio
2 peperoncini secchi
un pizzico abbondante di origano
un pizzico di zafferano
1 pizzico di paprica
1 cucchiaio di concentrato di pomodoro
sale

1-2 l di olio per friggere

per la salsa:

50 ml di aceto di vino bianco
50 ml di olio
1 spicchio di aglio trattuggiato
1 peperoncino secco tritato
1 pizzico di paprica
origano
sale

- preparare la marinata: grattuggiare l'aglio, spezzettare il peperoncino, amalgamare il resto degli ingredienti e versare tutto in una busta o in un contenitore di plastica.

- aggiungere il pollo, massaggiare per benino e lasciare nel frigo per 24 ore, girando ogni tanto.

- scaldare l'olio, asciugare un pò di marinata sul pollo e friggere 6-8 pezzi per volta per circa 15-20 minuti.

- asciugare sulla carta assorbente, trasferire sul piatto da portata e versare sopra la salsa.

- servire il pollo caldo, accompagnato dalle patate e dall'insalata.



Nella prossima puntata posterò le ricette delle salse!


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