domenica 28 settembre 2008

Salsa di corniole


Le corniole sono i frutti selvatici grandi come le olive, dal colore che passa da rubino acceso a violaceo e dall'accentuato sapore acidulo e un pò dolce. In Italia sono poco conosciute e praticamente dimenticate, invece in Russia sono molto usate per fare le marmellate, le gelatine, i decotti dolci e le salse per accompagnare la carne sulla griglia. Le corniole maturano proprio in questa stagione, a settembre, ed ecco perché le ho trovate al mercato a Mosca. Non essendo grande amante e consumatrice dei dolci, la mia scelta è caduta sulla salsa agro-dolce-piccante, tipica per la cucina dei paesi del Caucaso.
Non contenta (o troppo contenta?..) dopo averla preparata a casa a Mosca, il giorno della partenza sono corsa al mercato e ho comprato un chilo di corniole da portare in Italia! Comunque ogni volta al ritorno porto a casa un sacco di cose, intendo, alimentari: mazzi di aneto e coriandolo, mirtilli rossi e ribes neri, miele di trifoglio, pesce particolare affumicato e, ovviamente, il caviale. Il bello è che l'ultimo si conserva benissimo nel freezer nei barattolini di vetro, così ho sempre la scorta di "qualcosa di buono"!


500 g di corniole mature
1/2 cucchiaino di sale

3-4 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di erbe aromatiche secche miste (basilico, origano, sedano, dragoncello, coriandolo, pepe nero...)

1 spicchio di aglio

1/2 di peperoncino fresco
1 mazzetto di coriandolo fresco


- schiacciare i frutti, togliere i noccioli e passare la polpa nel passaverdure.

- versare la purea di corniole nel pentolino e portare a ebollizione. Ridurre leggermente la purea, aggiungere sale, zucchero, aromi, aglio grattuggiato, peperoncino tritato e cuocere 2-3 minuti.

- assaggiare perché lo zucchero potrebbe non bastare, più si cuociono le corniole più diventano acidule.

- rafreddare la salsa e aggiungere coriandolo tritato.

- conservare nel barattolo a chiusura ermetica nel frigo.


La salsa è ottima con la carne arrosta e sulla brace, sopratutto con abbacchio!


Le corniole sono praticamente introvabili, perciò si potrebbe sostituirle con le prugne poco dolci e succose oppure con le visciole.
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sabato 27 settembre 2008

Сasa, dolce casa...



Evviva, sono tornata! Per fortuna è andata molto meglio del previsto, climaticamente parlando; lo stesso vale per quanto riguarda il lavoro!

E la cosa più bella è che alla fine del mio soggiorno ho trovato quello che in Russia si chiama "autunno d'oro", letteralmente d'oro!





Succede quando le foglie sugli alberi cominciano cambiare colore dal verde al giallo limone, giallo dorato, bronzo, rosso, porpora ecc. Sono tutti colori accesi, dalle tonalità calde e meravigliose, che sotto il raro e per questo ancora più prezioso sole autunnale risplendono come per magia! Da piccola ho sempre amato le stracolorate foglie di acero, ne raccoglievo i mazzi enormi, ci giocavo, le facevo essiccare tra i fogli di un libro...



Anche ora, come una volta, ho raccolto un mazzo di questi piccoli gioielli eterei e l'ho portato in valigia a casa, 3000 km lontana dal freddo, a casa dove gli alberi rimangono sempre verdi e l'oro d'autunno non si sa cosa sia... E poi un giorno aprirò un vecchio libro di cucina di mia madre, troverò queste foglie essiccate e leggermente sbiadite e mi tornerà un'indecifrabile sorriso sulle labbra, segno dei dolcissimi ricordi...


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venerdì 12 settembre 2008

Vado a Mosca

immagine presa da internet

Eh si, stasera parto per Mosca, e anche se ci vado per lavoro che adoro, sono un pò depressa. Ma non è perché non voglio tornare a far visita alla mia città, è perché a Mosca sono +5 °!!! Aiuto!! Parto da Roma con +26° che mi segna il termometro e arrivo al freddo! Sto tirando fuori cappotto, stivali, pullovers di cashemir e vedere ogni cosa invernale ma fa star male. Non sopporto l'inverno, vivrei sempre al caldo, preferisco di gran lunga sudare che tremare. Ma come si suol dire, il dovere mi chiama. In effetti mi aspettano le giornate piene, ho in programma le lezioni di cucina italiana, i video-lezioni per il sito della rivista gastronomica e un'altra cosa ancora, speriamo che si faccia. E poi rivedrò i miei e le mie amiche! Insomma, devo farmene una ragione. E in più a Mosca non ci sono zanzare! ;-)
Porterò dalla Russia un pò di foto, un pò di appunti e qualche ricettina, ci vedremo fra quindici giorni!


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giovedì 11 settembre 2008

Sant'Angelo d'Ischia, un'assaggio del Paradiso - 2

Le specialità gastronomiche di Sant’Angelo ammiccano non solo a quelle di tutto il resto dell’isola, ma anche a quelle campane in generale; eppure, quasi impercettibilmente, hanno un qualcosa in più, come, ad esempio, il totano alla Luciana. Suona famigliare?.. Certo, i famosi polipetti alla Luciana sono conosciuti di nome e di fatto molto al di là del napoletano, eppure il totano ischitano non ha niente da invidiare alla celebre ricetta, casomai al contrario.



Totano alla Luciana
1 kg di totani
4-5 pomodori san marzano
2 spicchi di aglio

200 ml di vino bianco

3 cucchiai di olio evo

1 peperoncino

prezzemolo

sale

pane tostato

Preparare il sugo: tagliare i pomodori a pezzetti, aglio a fettine sottili e mettere tutto in un tegame a freddo insieme all’olio, peperoncino spezzettato e una presa di sale. Coprire e lasciare in cottura a fuoco basso per 15 minuti.
Nel frattempo preparare i totani: tagliare i ciuffi, svuotare, pulire e tagliare a piacere, a pezzi o a rondelle. Aggiungere il vino nel sugo, mescolare e far cuocere ancora qualche minuto. Aggiungere i totani nel sugo, coprire e lasciare sobbollire per 15-20 minuti o finché non diventino morbidi. Quando sono pronti, spolverare di prezzemolo i totani alla Luciana e servire con le fette di pane tostato.

Il territorio di Sant’Angelo è particolarmente ricco di sorgenti termali che erano già conosciute dagli antichi greci che seppero riconoscere le proprietà curative dell’acqua e dei fanghi, ma è nell’epoca della Roma imperiale che le terme ischitane conobbero il maggior splendore. I romani realizzarono parecchie Terme pubbliche sfruttando le numerosi fonti dell’isola; infatti, presso la sorgente di Nitrodi, dove si trovava il tempio di Apollo e le Ninfe Nitrodiche, nel ‘700 si fecero parecchi ritrovamenti di reperti dell’epoca, fra cui una serie di bassorilievi. Altre famose terme romane, le più antiche dell’isola ma perfettamente funzionanti, si trovano presso la sorgente di Cavascura, raggiungibile dalla spiaggia dei Maronti. Sempre lì vicino si trovano altre terme, meno conosciute, di nome “Cava al fresco”.



Lo stabilimento, gestito da pochi anni da una famiglia di santangiolesi, offre di tutto: una deliziosa piscina con l’acqua calda, adornata da colonne (finto)romane, una grotta con la sauna naturale, un’altra piscina, sempre termale ma più fresca, e i lettini dove rilassarsi dopo un lungo bagno. Francesco, che gestisce tutto questo, è un abile fisioterapista che fa trattamenti con i fanghi, particolarmente adatti alla cura delle malattie della pelle, e massaggi rigeneranti. Ma non basta: se volete mangiare come se foste in famiglia, fermatevi a pranzo o a cena al ristorantino di “Cava al fresco”. Michele, papà di Francesco, vi farà assaggiare la propria specialità, il totano alla Luciana, e Assunta, sua moglie, sa preparare un coniglio da sogno! (Tutt’e due le ricette, il totano e il coniglio, mi sono state gentilmente raccontate da loro stessi).
Un’altro fenomeno interessantissimo di Sant’Angelo sono le fumarole, caratterizzate dalla fuoriuscita di vapore dal sottosuolo, precisamente dalla sabbia, che indica l’incessante attività vulcanica. Questo posto si trova sull’omonima spiaggia, circondato dalle “transenne” di corda con i cartelli attaccati “Attenzione, sabbia 100°”.



Sotto quella sabbia bollente si possono cuocere i vari cibi, le uova, le patate o il pesce, ma la tradizione vuole che sia il pollo il protagonista di questa cottura particolare. Intero o a pezzi, avvolto in più strati di carta argentata o sistemato dentro una vaschetta di alluminio con coperchio, deve essere condito con aglio, cipolla, rosmarino e pomodorini, una presa di sale e niente olio, poi avvolto in un canovaccio e legato ad una cordicina. Scavata la buca con una pala, il pacchettino si cala là dentro e si ricopre con la sabbia. Un’ora e mezzo o due – e un profumino stuzzicante vi farà capire che la cena è pronta. Peccato che non ce ne sono di fumarole in cucina, così comode ed economiche, ma in fondo si potrebbe rimediare a questo con una semplice vaporiera.



Per finire in bellezza un viaggio improntato sulla gastronomia, c’è sicuramente bisogno di un dolce, di una torta Ischitana, appunto. Simile a quella Caprese, anche essa non contiene farina, ma a posto delle mandorle ha le nocciole e un pizzico di cannella.



Torta Ischitana

200 g di cioccolato fondente
50 g di gocce di cioccolato

6 uova

250 g di burro ammorbidito

100 g di zucchero

300 g di nocciole spellate e leggermente tostate
1 pizzico di cannella

1 pizzico di sale

zucchero a velo


Riscaldare il forno a 190°.
Tritare finemente le nocciole assieme ai 200 g di cioccolato e la cannella (meglio se nel frullatore), versare in un recipiente. Frullare il burro con lo zucchero e i tuorli. Versarlo nel recipiente con il cioccolato e mescolare con un cucchiaio di legno. Montare a neve gli albumi con un pizzico di sale. Mescolarli accuratamente con un cucchiaio dal basso in alto. Aggiungere all’impasto le gocce di cioccolato, mescolare ancora un po’. Imburrare una teglia a cerniera di 26 cm di diametro, versarvi l’impasto e infornare per 50-60 minuti. Fatta la prova con uno stecchino di legno che, infilzato nella torta, deve uscire pulito, raffreddare la Ischitana su una griglia. Spolverare abbondantemente di zucchero a velo e servire. Una pallina di gelato o un po’ di panna montata saranno sempre graditi!


Buon assaggio del Paradiso!




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Sant'Angelo d'Ischia, un'assaggio del Paradiso - 1


Se Ischia, ovvero Pithecusa, che vuol dire “isola delle scimmie”, chiamata così dagli antichi greci, è paragonabile ad una preziosa collana fatta di montagne verdi, caldi sorgenti termali e paesini pittoreschi, Sant’Angelo è niente meno che la sua punta di diamante, un antico borgo dei pescatori, trasformatosi magicamente in una bellissima località “in” per pochi prescelti. “Pochi” perché il borgo è più facilmente raggiungibile da mare (beato chi ha una barca!) che da terra, dove l’unica strada che scende nel paese fu costruita soltanto qualche decina di anni fa. Per accontentare il turismo d’élite, le colorate casette dei pescatori, attaccate sul pendio come ostriche, diventarono numerosi alberghi e pensioni con una vista spettacolare sul panorama da togliere il fiato.
Una chiesa, all’epoca sita sull’isolotto di fronte al paese e dedita al culto dell’arcangelo S. Michele, l’angelo protettore, che diede il nome a questo villaggio, ma un centinaio di anni fa la statua del santo fu trasportata dalla vecchia chiesetta, oramai derelitta, in una nuova parrocchia proprio a Sant’Angelo, dove ogni anno il 29 settembre si svolge la festa di San Michele, profondamente sentita da tutti gli abitanti. I festeggiamenti durano due giorni, duranti i quali la statua viene portata in mare su una barca addobbata e illuminata a giorno, accompagnata dalle numerose imbarcazioni di pescatori e turisti. E poi sulla Piazzetta davanti al porto si svolge il resto: fuochi d’artificio, musica, canti e balli fino alle ore piccole.



In quell’isolotto di origine vulcanica, collegato al paese da una striscia di sabbia, grazie alla quale fu possibile creare un piccolo porticciolo, non c’è stata solo la chiesa. Durante il periodo Aragonese sulla sua cima venne costruita una torre d’avvistamento che in seguito divenne il fortino, ma che ora è soltanto un mucchio di ruderi non visibili dal paese. Il porticciolo è costituito soprattutto da banchine di legno galleggianti, ma è capace di ospitare barche fino a 25 metri, ovviamente solo dalla parte più esterna e profonda. A causa della sua ridotta capacità durante la stagione estiva è sempre pieno, ma se non c’è lo scirocco si può ormeggiare tranquillamente in rada, di fronte alle Fumarole. Tra l’altro il maestralotto che si alza puntualmente intorno alle due del pomeriggio, non disturba e cala al tramonto.



A proposito della Piazzetta: qui è più famosa di quella di Capri! Bellissima, curata, piena di tavoli dei bar e contornata dalle boutique chicchettose (quella dei coralli è una vera meraviglia!..), è il centro della vita culturale e, naturalmente, è il luogo degli incontri. Ma la vera chicca di Sant’Angelo è “ La Tavernetta”, che in parte si affaccia sulla Piazzetta, ma che con la sua veranda fiorita si specchia completamente nelle tranquille acque del porticciolo. Locale completo a 360 gradi dove si può prendere un caffè al mattino, leggendo comodamente il giornale sotto la tettoia di canne, fare un delizioso spuntino a mezzogiorno, prendere un’ottimo aperitivo al tramonto contornato dai gustosissimi stuzzichini, cenare a lume di candela a suon di canzoni rigorosamente napoletane oppure sorseggiare qualcosa dopo cena nella calda e rilassante atmosfera creata dal Pirata, il simpatico proprietario de “La Tavernetta” con l’immancabile lunga bandana nera in testa.



Egli farà deliziare il vostro palato con le vere pizzette napoletane e con i cubetti di provola affumicata marinata nell’olio con le cipolle per accompagnare i cocktails, ma se volete abbandonarvi ai piaceri della buona tavola, fatevi coccolare a cena con una ricca sfilza di antipasti, preparati ad arte: verdure, formaggi, olive, frutti di mare e pesci fritti o marinati.



Proseguite con le penne alla Pirata, condite abbondantemente con pomodorini, provola, olive, capperi, cipolle e basilico o con le linguine all’aragosta per poi passare alla padellata di alici, ai polipetti affogati o ai pesci nobili preparati in vari modi. I vini? Pochi ma rigorosamente ischitani: “Biancolella”, “Frassitelli”, ”Kime”,”Forastera” ecc.



E comunque a Sant’Angelo è impossibile mangiare male, che andiate a “Lo Scoglio” per gustare degli ottimi spaghetti alle vongole, un perfetto risotto alla pescatora, una saporita zuppa di cozze o – perché no? – un coniglio all’ischitana; al “Neptunus” ordinate i carpacci di crudo e i paccheri ai frutti di mare; o semplicemente fermatevi in piazzetta per mangiare una delizia al limone o una croccante sfogliatella.



Nonostante sia cucina isolana, quindi, di prevalenza marinara, il simbolo della gastronomia ischitana è un piatto di terra, coniglio all’ischitana, appunto. Un coniglio particolare, certo, di razza locale, piccolino ma saporito, sopratutto se allevato all’antica, cioè, nelle fosse dove può mangiare l’erba e scavare come se fosse allo stato brado. Pochi aromi, una decina di pomodorini, un bicchiere di vino, insomma, una ricetta quasi banale se non fosse per l’aggiunta della pipernia, un erba aromatica selvatica simile alla maggiorana che dà quel tocco particolare al piatto. Ma vogliamo mettere anche un coniglietto ad hoc, dei saporiti pomodorini a grappolo, un profumato vino locale, ed infine l’aria buona e la mano sapiente?.. Bene, le premesse sono queste ma nulla ci impedisce di provare lo stesso!

Coniglio all'ischitana



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mercoledì 10 settembre 2008

Frullato di gelato


Quando ero piccola, la mia Russia si chiamava ancora l'Unione Sovietica, era tutto diverso, difficile da immaginare per chi non ci è mai stato all'epoca, nel bel mezzo dell'era del communismo. Ovviamente c'erano i "pro" come c'erano i "contro", anche se gli ultimi erano di più. Ma allora non ci pensavo, avevo pochi anni e cercavo soltanto i semplici piaceri della vita, quello che può desiderare qualsiasi bambino: un gelato, un giro sulle giostre, i cartoni animati in tv e ... andare a fare la spesa con i miei. No, non ero una bambina prodigio di indole casalinga, a questo c'era una spiegazione ben precisa. A pochi minuti di camminata da casa dei miei c'era quello che oggi si potrebbe chiamare supermercato, o, meglio, il prototipo di supermercato, perché non c'era self'service abituale, ma vari banchi con delle commesse: panetteria, pasticceria, macelleria, gastronomia ecc. In un angolino però c'era un banco-bar adorato da tutti i bambini dove si vendevano i vari succhi a bicchiere e la bevanda più buona del mondo, il frullato di gelato. Era bello anche solo guardare le manipolazione di una signora indaffarata, mai con un sorriso: come prendeva i "mattoncini" da mezzochilo di gelato di panna, come versava nel frullatore il latte e lo sciroppo di frutta e come lo faceva azionare. Pochi minuti e lei riempiva già i bicchieri con una spumosa cremina. E' uno dei miei ricordi più vivi, il "cocktail" di gelato ( è così che si chiamava). Non so perché, ma non l'ho mai rifatto a casa in tutti questi anni, però ultimamente mi è venuta voglia e ... voilà!


per 1 porzione:

150 g di gelato fior di panna
50 ml di latte
30 ml di sciroppo a piacere

Frullare il tutto per qualche secondo, fino ad amalgamare gli ingredienti e versare in un bicchiere.

Comunque anche questo cocktail ha subito le modifiche e ora è diventato una sorta di finger food, dei verrines da dessert.



per 6-8 verrines:

150 g di gelato fior di panna
30 ml di vodka
6-8 fragole + qualcuna per decorare

Frullare il tutto, versare nei bicchierini e decorare con delle fragole. Servire immediatamente.


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martedì 9 settembre 2008

Coniglio all'ischitana e il post che non voleva essere pubblicato

Eh si, sono stata davvero sfigata nel pubblicare questo post: ieri sera ho scritto quasi un romanzo ( anche se esagero un pò) , ma per i motivi oscuri durante la pubblicazione è apparsa una segnalazione di un errore a me sconosciuto, si è bloccato il computer e alla fino ho perso ogni parola e ogni foto ( le ultime, per fortuna, sono facilmente recuperabili!)
Oggi a denti stretti ho riscritto tutto ma dato che non avevo la connessione internet ho lasciato tutto in stand by, poi dopo mi sono dovuta allontanare per tanto tempo. Risultato? Tutto scomparso un'altra volta.
Ora non ho nè tempo nè forze per riscrivere il tutto, quindi mi limito alla ricetta, portata direttamente da Sant'Angelo di Ischia (praticamente uguale a tante altre ma con un piccolo particolare significativo). Poi dopo, forse, tenterò di aggiungere un paio di righe su questo posto da favola.



Coniglio all'ischitana

1 coniglio di 1,2 kg circa

12-15 pomodorini

2 spicchi di aglio

150 ml di vino bianco

100 ml di aceto

3 cucchiai di olio evo

1 piccolo peperoncino

1 cucchiaio di prezzemolo tritato

1/2 cucchiaino di origano

1/2 cucchiaino di maggiorana (
pipernia)
sale



- tagliare il coniglio a pezzi piuttosto piccoli, sciacquarli sotto l'acqua corrente e sistemarli in un recipiente con acqua fredda e aceto; lasciare per un'ora.
- scaldare l'olio in un tegame, asciugare il coniglio e rosolarlo pochi pezzi per volta.
- tagliare i pomodorini in quattro, affettare finemente l'aglio e aggiungere tutto nel tegame, aggiungere anche il peperoncino sbriciolato, l'origano e la maggiorana, salare, versare il vino, coprire e cuocere a fuoco molto lento 40-50 minuti.
- prima di servire spolverare di prezzemolo tritato.



Per rendere il pasto più completo, a Ischia si usa di lessare le penne e condirle con il sughetto di coniglio e la manciata di parmigiano grattuggiato.



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lunedì 8 settembre 2008

About me

Iscrizione




...All about food...

Mi chiamo Giulia, sono moscovita di nascita, romana di adozione e una gran golosa per vocazione!
Amo cucinare e mangiare, assaggio volentieri qualsiasi cosa strana e non disprezzo mai un bicchiere di buon vino. Adoro viaggiare e colleziono i libri di cucina ben illustrati di tutto il mondo ( chi mi conosce, non ha problemi a trovare un regalo per me!)
... Spesso mi chiedono: ma perché Rossa di sera?.. Prima di iniziare l'avventura con il blog, cercavo un nome carino, magari un simpatico gioco di parole che avesse a che fare con me, con la mia immagine. E poi è la sera che ci rilassiamo a tavolo e gustiamo la nostra cena con tutta calma, spesso accompagnata da un bicchiere di vino. Per me è il pasto più importante della giornata, e mi sbizzarrisco molto di più che a pranzo.
... Insomma, chi sono io?.. Rossa di capelli con un caratterino tutto pepe(roncino), buongustaia e amante del vino, ma anche cuciniera, scribacchina e paparazzo del cibo!


Il mio primo libro pubblicato in Russia, "L'Italia golosa" (2007)



Il mio secondo libro pubbicato in Russia "A proposito di verdure" (2008)


Il terzo libro, in Russia, "Cucina Mediterranea" (2011)


Il quarto libro, sempre in Russia, "Cucina russa in finger food" (2011)


I miei primi 4 libri per Morganti Editori  (2011)

E altri ancora (2012-2013)
In questo libricino creato a scopo di beneficenza c'è la mia ricetta...


e qui  è pubblicata la mia ricetta di madeleines con il burro salato


Scrivere e fotografare a parte, faccio anche lezioni di cucina, russa in Italia e italiana in Russia.






Insomma, io sono tutto questo e tant'altro ancora...



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domenica 7 settembre 2008

Lasagna alla parmigiana a modo mio


Ieri sera ho avuto gli ospiti a cena, una famiglia che viene dal paese freddo e adora l'Italia e la sua meravigliosa cucina. Quindi mi è toccato mettere da parte tutte le ricettine strane e poco consone alle tradizioni italiane e cimentarmi nei piatti profondamente mediterranei. Non è che sia un dispiacere, anzi, mi piace cucinare di tutto e poi ieri sera ho deciso di cucinare in anteprima quello che proporrò nelle mie prossime lezioni di cucina a Mosca ( non si sa mai, è meglio rinfrescare la memoria!)


12-15 sfoglie di lasagne secche all'uovo (di una nota marca)
3 grosse melanzane
700 ml di passata di pomodoro
400 g di mozzarella
150 g di parmigiano grattuggiato
1 spicchio di aglio
2 cucchiai di olio evo
origano
basilico
sale

- tagliare le melanzane a fette alte, di 1-1,5 cm circa, cospargere di sale e lasciare per una mezzoretta.

- tagliare la mozzarella a fettine, lasciarne da parte un quarto, tritare grossolanamente il resto.

- aggiungere alla passata di pomodoro un pizzico di origano secco, una manciata di floglie di basilico sminuzzato, una presa di sale, olio e aglio grattuggiato, mescolare.

- asciugare le melanzane e grigliarle da entrambi i lati.

- versare un mestolino di salsa sul fondo di una teglia rettangolare, sistemarvi le sfoglie di pasta, sopra adagiare le fette di melanzane grigliate, altra salsa una manciata di mozzarella e una spolverata di parmigiano. Coprire con altre sfoglie di pasta e procedere fino all'esaurimento degli ingredienti.
L'ultimo strato deve essere fatto di sfoglie, coperte di salsa, un'ultima spolverata di parmigiano e con le fette de mozzarella lasciata da parte.

- infornare a 200° per 25-30 minuti.


A posto della pasta secca ho sempre usato le sfoglie fresche sottilissime "sfogliavelo" e così facendo ottenevo un piatto gustoso e praticamente dietetico.


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venerdì 5 settembre 2008

Fulariello ("rubato" da "Gambero Rosso" e dai vicini di casa)

...Hmmm, mi rendo conto adesso che il piattino nero,"buono-buono, zitto-zitto", è diventato il mio preferito: inconsapevolmente continuo a sistemarvi dentro tutti i cibi per fotografarli!..

Ieri su "Gambero Rosso" ho visto una ricetta curiosa, il fulariello di gamberi. A dire il vero, ho visto giusto la fine e quindi non ho idea di come si prepara esattamente, ma ho potuto dedurre l'esecuzione approssimativa. Prima di tutto ho fatto una ricerca su cosa fosse quel fulariello e ho scoperto che è un dolce antico originario della costiera Amalfitana, fatto di uva e limoni e avvolto nelle foglie di fico. Ma il bello viene dopo, anzi, prima: ieri mattina, passando vicino ad una pescheria ho notato un'allettante offerta su calamari e gamberi e ne ho comprato un kilo, senza un'idea di cosa farne. E così la ricetta avvistata è diventata una fonte di ispirazione. Per quanto riguarda le foglie di limone, nelle quali erano avvolti i gamberi, confesso, le ho rubate dal giardino dei vicini, dove il grosso albero di limmoni cresce proprio attaccato al cancello, ed è come se mi chiedesse di essere sfruttato!

20 grossi gamberi
20 foglie di limone
spago da cucina ( o paglietta decorativa)
sale
pepe

per la guarnizione:
2 piccoli pomodori
1 cucchiaino di capperi
1 cucchiaio di olio evo

- pulire e sgusciare i gamberi, lasciando solo un pezzetto di coda; salare e pepare.

- lavare accuratamente le foglie di limone e asciugarle.

- avvolgere ogni gambero in una foglia, legare con un filo di paglietta o con lo spago e cuocere a vapore 8-10 minuti.

- tagliare i pomodori a rondelle, condire con i capperi e l'olio.

- servire i gamberi direttamente nelle foglie con un pò di pomodori.


... Un aroma spettacolare!

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giovedì 4 settembre 2008

Insalata di mele, cipolle e feta


Evviva!!! Sono arrivate, finalmente, le mele novelle, quelle croccantissime, dolci e profumate! Le mie mele preferite! Per la verità le ho già trovate quindici giorni fà, ma le ho semplicemente mangiate, no, divorate così, a morsi. Adesso invece mi sono tolta lo sfizio e riesco a ragionare, quindi, ad abbinare le mie meline adorate a qualche cosa di altrettanto gustoso. Nella frutteria, dove vado sempre, in questo periodo ci sono le meravigliose cipolle rosse, sono enormi, ognuna pesa circa un kilo!!! Ma sono davvero dolci, tant'è che "mangiare pane e cipolle" così (vedi post precedente) sarebbe un privileggio. Insomma, manca solo il salato e qui non ho dubbi: feta, con il suo spiccato sapore salato e un pochino piccante e la sua particolare consistenza pastosa.
In due parole, era questo il mio pranzo di oggi, semplice e gustoso! Finché fà caldo, me ne approfitto per mangiare leggero.

1 mela novella rossa e croccante
1 spicchio di grossa cipolla dolce (1/2 di quella normale)
100 g di feta
1 manciata di misticanza

2 cucchiaio di olio evo
2 cucchiai di succo di limone
1 cucchiaino di zucchero di mele liquido ( oppure di miele chiaro)
sale
pepe
origano

- tagliare la mela e la cipolla a spicchi sottili, la feta - a fettine.

- lavare e asciugare l'insalata, sistemarla nel piatto.

- mescolare tutti gli ingredienti per il condimento, tranne l'origano.

- adagiare sull'insalatina le mele, le cipolle e la feta, spolverare di origano e versare il condimento.


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mercoledì 3 settembre 2008

Pizza e fichi, la trasformazione

Veramente fino a poco fà non sapevo che l'espressione "andare a pizza e fichi" significhi "andare alla grande", pensavo l'opposto, tipo "mangiare pane e cipolle". Però ho fatto un pò di ricerche e sono rimasta gradevolmente sorpresa, perché pizza e fichi, uno dei classici di cucina romana, è divinamente buona e merita davvero tutti gli apprezzamenti. In realtà non sono andata a fondo per scoprire come dovrebbe essere fatta esattamente: infornata direttamente con i fichi o no, ma l'ho provata in tutti i modi, trasformandola addirittura in golosi bocconcini da finger food così:



... oppure così:



... ma poi ho fatto pure così:

per l'impasto:

250 g di farina
130 ml di acqua tiepida
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di zucchero
1/2 bustina di lievito
1 cucchiaio di olio evo

5-6 fichi maturi
4-5 fette di prosciutto di Parma
150 g di fior di latte

- sciogliere il lievito nell'acqua tiepida con lo zucchero. Setacciare la farina in una ciotola, versare l'acqua con il lievito, aggiungere il sale e l'olio e impastare tutto .

- formare una palla, coprirla con un canovaccio e lasciare lievitare per un'oretta.

(io salto tutti questi passaggi perché uso sempre la macchina da pane, la mia fedele alleata)

- riscaldare il forno al massimo con una placca dentro.

- tagliare la mozzarella a fettine sottili e i fichi in rondelle.

- stendere l'impasto su un foglio di carta da cucina, lasciare a riposare finché il forno non si scaldi.

- sistemare il foglio con l'impasto sulla placca caldissima e infornare per 5 minuti.

- sistemare le fettine di mozzarella sulla "focaccia" e infornare per altri 5 minuti a 230°.

- adagiare le rondelle dei fichi sulla mozzarella e infornare 4-5 minuti.

- disporre le fette di prosciutto sulla pizza calda, tagliarla a spicchi e mangiare subito!

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martedì 2 settembre 2008

Salsa piccante e riflessioni


Ora penso di cominciare a capire: mi piace tantissimo vedere le mie ricette fotografate riunite nello stesso posto! Certo, nel forum (russo) di cucina al quale partecipo attivamente, ne ho a centinaia, di ricette, e le ho pure catalogate, ma vogliamo mettere lo spazio tutto mio?! Quindi, l'azione impulsiva di aprire il blog in realtà aveva una ragione molto valida. Ma tanto.. prima agisco, poi rifletto!

10 peperoncini freschi
1-2 spicchi di aglio
2 cucchiai di aceto bianco
3-4 cucchiai di olio evo
sale grosso

- glrigliare i peperoncini ( sul BBQ, al forno oppure semplicemente sul fornello); mettere in un sacchetto di plastica e lasciare per 10 minuti per farli ammorbidire e spellare meglio.

- spellare i peperoncini, togliere i semi. Pestare nel mortaio assieme all'aglio e il pizzico di sale.

- aggiungere olio e aceto e mescolare. Travasare in un barattolo di vetro, conservare nel frigo.


E' ottima, piccante ma non troppo agressiva, con un lieve odore di fumo. Nelle salse, nel sughi e nei condimenti è perfetta!


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lunedì 1 settembre 2008

Arrivederci, estate!


E' finita la stagione (molto intensa) del mare, delle barche e delle isole, isole Pontine, intendo. Ieri siamo stati per l'ultima volta a Ponza, per riportare la barca a casa, lasciata l'altra settimata per la burrasca. L'ultimo pranzo di stagione nel ristorantino preferito però, chissà perché, mi ha delusa. Forse perché ero stanca e mentalmente e fisicamente, forse perché quel posticino non riesce più a sorprendermi. E' un tipico ristorantino isolano sito in una caletta piena di barche ormeggiate; una ventilata veranda di legno con dei vasi di peperoncini colorati ospita una decina di tavoli e panchine, tutti rigorosamente di legno grezzo. Sul muro sono attaccati alcuni atrezzi per la pesca , fra i quali una vecchia nassa con lo scheletro dell'aragosta. Il cuoco, soggetto più che strano, gira scalzo, come del resto anche gli altri, ma cucina da dio piatti semplici di cucina marinara, serviti sulle сeramiche dipinte a mano.
La prima volta che vedi questo posto te ne innamori, la seconda non vedi l'ora di tornare ancora, la terza vuoi sia rivedere lo staff molto simpatico e alla mano, sia rimangiare quei spaghetti con il coccio o la deliziosa zuppa di pesce. Premetto che il ristorantino lo conosciamo da 3-4 anni ed è sempre stato bello ritornarci.
Invece ieri qualcosa è andato storto, e ci sono rimasta male perché non ho più provato quel senso di ebrezza.
Lo dicevo io, noi, Pesci, siamo strani e lunatici, qualsiasi cosa può stancarci da un momento all'altro senza quasi una spiegazione, ma con tutto ciò siamo comunque molto abitudinari. Insomma, spero tanto di ritrovare il gusto di sedermi ancora a quel tavolo grezzo, fare due risate con il cuoco scalzo e leccarmi letteralmente i baffi davanti al piatto di paccheri molto al dente. Per fortuna ho un lungo inverno davanti...


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Continua...
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